Librerie che spariscono

di Lucia Lazzerini - - Cultura

libreria_del_porcellino_introC’erano una volta in via Tornabuoni Seeber e Caldini, librerie aristocratiche e austere, anche negli arredi, sparite già da molti anni per far posto ai soliti cenci modaioli. Seeber, con la sua vetrina dedicata ai libri d’arte – cataloghi di mostre e splendide monografie da tutto il mondo – era uno spettacolo che noi studenti non ci perdevamo, un po’ come ora accade con le vetrine di Hermès a Parigi, meta di turisti estasiati.

Poi chiuse l’antica e gloriosa Le Monnier di via San Gallo; infine fu la volta della storica Marzocco, che però abbiamo visto risorgere come “Martelli” e pareva anche in buona salute; ma è andata avanti pochi anni, e ora le saracinesche sono di nuovo tristemente (e, temiamo, definitivamente) abbassate.

Non ha resistito allo tsunami neppure la deliziosa libreria del Porcellino, con cui se n’è andato un altro pezzetto della Firenze storica, elegante e gentile, mai pacchiana. Le meste vicende della Edison, ormai svuotata dei libri per far posto non si sa a che (i-pad, i-pod, gadget informatici e fast food), sono da mesi sulle pagine della cronaca cittadina senza che si riesca a cavare un ragno dal buco.

Per i divoratori di saggistica universitaria, come chi scrive e tanti colleghi dell’università, la Edison non era il negozio prediletto:  troppi instant-books, troppo  ‘supermarket’. Si sperò per qualche settimana che qualche mitico ex libraio della Marzocco (un nome su tutti: il bravissimo Carlo Manzini) potesse ritagliarsi sotto i portici un angolo di qualità, quell’angolo dove il buon libraio, che conosce i tuoi gusti e le tue esigenze, ti fa trovare a ogni visita quella ventina di novità da sfogliare e da valutare tra cui scegliere i volumi da acquistare.

Un servizio che fa la differenza – una differenza non da poco – con gli acquisti via internet. E invece anche quella barca è miseramente naufragata. Non è finita: è di questi giorni la notizia dell’imminente chiusura della Libreria dei Servi, aperta pochi anni fa con tanto entusiasmo e ormai in crisi irreversibile.

Resistono, per ora, i giganti Feltrinelli e Ibs (entrambi, però, con reparti di saggistica ridotti all’osso); resistono piccole ed efficienti librerie gestite con passione e competenza, come la libreria Alfani. Fatto sta che questa inarrestabile ‘desertificazione libraria’ del centro storico, anche per la dolorosa perdita di posti di lavoro e di professionalità che comporta, lascia una grande tristezza.

Perché sarà anche colpa della crisi che ormai impone una scelta tra libro e scarpe (o, addirittura, tra libro e bistecca); della zona blu che rende scomodo l’accesso e dirotta i possibili acquirenti verso le periferie dei megacentri commerciali; ma si ha anche l’impressione che nelle nuove generazioni non vi sia più – salvo rari casi – l’amore per l’oggetto libro. Lo si vede nei corsi universitari, con la caccia alla fotocopia, al volumetto d’occasione da  rivendere appena dato l’esame,massacrato da evidenziatori di ogni colore, stipato di glosse a pennarello: variopinto e nevrotico vandalismo che in qualche modo fa il paio coi graffiti che deturpano muri e carrozze ferroviarie.

Il futuro è dell’e-book? Vedremo. Per ora, tra il vecchio che muore e il nuovo che stenta, c’è solo un amaro senso di vuoto e di arretramento culturale.

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Lucia Lazzerini

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Commenti (1)

  • Emilia

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    Beh adesso l’invettiva anche contro gli evidenziatori mi sembra un po’ eccessiva!

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