Difficoltà e imbarazzo della commissione di fronte a un documento ormai superato

Sanità in Toscana: Rossi annuncia tagli, Marroni porta in consiglio un piano già morto

E così, mentre il Generale Presidente, Enrico Rossi, gioca il suo personale risiko sanitario annunciando uno choc del sistema sanitario tra accorpamento Asl, gestione degli investimenti tecnologici, controllo dell’intramoenia e abbattimento delle liste d’attesa, l’Attendente Assessore, Luigi Marroni, porta in Consiglio regionale un piano sanitario privo di ogni riferimento alla partita avviata dal suo Generale. E  pertanto destinato a rimanere lettera vetusta: per non dire già morta nel grembo istituzionale che la dà alla luce.

E’ il fallimento di una legislatura, quello che si è celebrato nell’ultima seduta del Consiglio regionale con l’approvazione del Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2012-2015 (PSSIR). Lo si vede dall’ambito temporale beffardamente dichiarato nel titolo e sconfessato dai fatti, per un documento approdato in aula con due anni di ritardo rispetto al dovuto e già in ritardo rispetto a contenuti superati dalle intenzioni dichiarate dal Generale Presidente Rossi a mezzo stampa nonché ribadite dallo stesso in Commissione Sanità dove graziosamente ha concesso la sua presenza la scorsa settimana. E’ una farsa – ma su una cosa serissima come la salute – e mette in discussione il ruolo stesso della politica e delle istituzioni. Se il lavoro della Commissione sanità sul PSSIR è stato importante – come in effetti è stato – allora beh, non ci poteva essere peggior fine.

Il dubbio sorge: non è che si è aspettato di essere fuori tempo massimo per poter poi ricorrere a una legge di indirizzo, nominare tre commissari e rimandare a dopo le elezioni? Qui il giochino è facile facile e anche molto scoperto. Perché la verità è che questo Piano rappresenta una fotografia dell’esistente anche un po’ fuori fuoco e priva di visione strategica; sappiamo fin da prima di votare l’atto che tra qualche giorno con una delibera la giunta ci dirà: “abbiamo scherzato”. Eppure la maggioranza non ha battuto ciglio e ha votato come nulla fosse l’approvazione di un atto ormai inconsistente rispetto a un settore, la sanità, che assorbe i tre quarti del bilancio regionale. Una forma di igiene mentale porterebbe a far sì che questo fondamentale strumento di pianificazione e indirizzo del sistema salute regionale si calendarizzi all’inizio della legislatura. E’ proprio un fatto di buon senso. Invece siamo partiti con grande entusiasmo, organizzando incontri con tutto il mondo della sanità che volentieri e di slancio voleva portare il proprio contributo di idee alla definizione di questo documento e della sanità del futuro.

Poi più nulla. Una volta poi che il documento è riemerso dai cassetti con il maxiemendamento, scelta che io non ho mai condiviso perché stravolgeva il testo di partenza in maniera profonda, la Commissione si è fatta carico di svolgere il lavoro di consultazione e lo sappiamo: l’entusiasmo era finito. Ormai in Commissione non ci si presentava più nessuno, nemmeno figure stipendiate dalla Regione: alla comunità toscana era infatti ormai chiaro che si stava facendo una cosa così tanto per farla. Perché il PSSIR non deve fare un ritratto dell’attualità: il suo compito è quello di delineare strategie per l’oggi e per domani.

Questo invece è il libro dei sogni, psichedelici per altro perché si va a rappresentare una realtà che non è nei fatti. Abbiamo per le mani 500 pagine di filosofia che non colgono i problemi quando altrove, in Lombardia, i piani sono di 40 pagine e i nodi li affrontano e li sciolgono. Qui invece in un tomo gigantesco i nodi restano spesso nascosti, sempre irrisolti. In questo piano non si tocca la governance, ad esempio, mentre Rossi ci ha detto chiaro e forte in ogni sede che siamo alle porte dell’ennesima “rivoluzione della sanità”: in questo strumento strategico non ce n’è traccia. E allora: che ci stiamo a fare? La verità è che si è fallito sullo strumento principale della legislatura. Cosa raccontiamo a chi è venuto a esporci le sue idee per la sanità del futuro? Accorpare le Asl? Dovrebbe essere balsamo per le mie orecchie ma come si fa a parlarne a cuor leggero senza prevedere una strategia, dopo che fino a poche settimane fa la giunta stessa ci dipingeva la cosa come impossibile perché “strutture accorpate rischiano di implodere sotto il loro stesso peso”? Nel giro di un mese è tutto cambiato? E poi, al solito, si fa l’annuncio-civetta senza spiegare come risolvere una questione che è dirimente: quella dei rapporti tra le aziende territoriali e quelle ospedaliere. Idem sui posti letto ospedalieri, che noi abbiamo tagliato in misura maggiore di quanto prevedesse il decreto Balduzzi; oggi i risultati si vedono dai pronto soccorso intasati: ma me lo spiegate dove sono i servizi sul territorio che permettano ai cittadini di non ricorrere al pronto soccorso? Qui non se ne parla. E il modello per l’intensità di cura? Si verifica se ha funzionato o no? Parliamone, anche con gli operatori perché le perplessità tra di loro emergono. Ma qui, in questo Piano che tace per 500 pagine, come di tutte le problematiche reali della sanità toscana non se ne parla».

 

regione toscana, sanità


Stefano Mugnai

Coordinatore di Forza Italia per la Toscana

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