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Confesercenti sui saldi: vanno bene, salviamo l’ultima regola!

Saldi invernali: è polemica
Saldi invernali: è polemica

Dieci giorni dopo l’inizio di saldi invernali possiamo fare un primo sommario bilancio sull’andamento delle vendite, in particolare a Firenze e provincia. Dopo la partenza sprint del primo week-end, le vendite si stanno progressivamente «normalizzando», ma possiamo parlare di un risultato sorprendentemente positivo, soprattutto per quanto riguarda la città. Un po’ meno per l’hinterland. Con Pitti Uomo, questa forbice sarà destinata senz’altro ad accentuarsi, e neppure lievemente. Le sfilate possono invogliare la gente a comprare.

Certo, il nostro è un paese strano. Proprio quando i saldi vanno un po’ meglio rispetto agli ultimi anni, facendo anche segnare una chiara ed inequivocabile inversione di tendenza che succede? Che, incredibilmente si moltiplicano, da più parti gli appelli ad abolire, modificare, superare questa tipologia di vendita promozionale, perché “desueta”, “anacronistica”, non più “al passo con i tempi” e comunque non più rispondente alle “moderne” esigenze di consumo. Quest’anno, alla “tradizionale” litania delle varie sigle di cui si compone l’associazionismo dei consumatori si sono aggiunti anche alcuni autorevoli esponenti e rappresentanti della GDO, ossia ella grande distribuzione organizzata. Il leitmotiv è il solito: i saldi vanno aboliti, liberalizzati, sostituiti al più presto con la totale e assoluta libertà, per l’esercizio commerciale, di fare sconti e promozioni tutto l’anno!

Ecco, quando sento questo ragionamento mi vengono in mente due cose. La prima è la battuta, lapalissiana ma senz’altro efficace che spesso recita un mio collega quando si parla di questo tema: “Se si fanno sconti tutto l’anno qual è, alla fine, il prezzo pieno?” La seconda è la normativa regionale che disciplina la materia e che, come tutti sanno, (ma alcuni fanno finta di non sapere…) stabilisce comunque la possibilità di fare vendite promozionali per 10 mesi l’anno. Il nostro settore, quello del commercio e della somministrazione alimenti è stato, in un Paese come il nostro, in cui da sempre prevalgono interessi corporativi e di parte, liberalizzato “senza se e senza ma”: non ci sono più, da tempo, tabelle merceologiche e contingentamenti di sorta, né distanze, orari e obblighi di chiusura (anche domenicali!) da rispettare. Non mi sembra che altrettanto si possa dire per altri settori e categorie che, invece, aldilà dei proclami e delle promesse del ministro di turno hanno mantenuto praticamente intatto il quadro complessivo delle garanzie, e, in alcuni casi, dei privilegi.

Una sola regola è rimasta indenne rispetto alla furia liberalizzatrice degli ultimi anni: quella, appunto, dei saldi e delle vendite promozionali. Ci aveva pensato il primo ministro Monti, a toglierla questa norma, con il famoso decreto “SalvaItalia”; poi, in extremis, il ripensamento; non sappiamo se per effetto delle nostre rimostranze o perché all’epoca si preferì concentrarsi su questioni più rilevanti per la crescita e l’occupazione (sic!) Ecco, almeno questa norma, l’ultima di una grande stagione di sviluppo del commercio tradizionale e di vicinato, lasciatecela, non ne fate l’ennesimo pastrocchio normativo , non solo per quello che ha rappresentato fino ad oggi, ma anche perché unico, vero strumento di grande promozione delle nostre attività in epoca web 2.0.

 

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Nico Gronchi

Presidente Confesercenti Toscana

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