Erano apparse sul mercato durante l'ultima Biennale Internazionale dell'Antiquariato

Firenze: ritrovate sculture trecentesche (Arnolfo Di Cambio) appartenute alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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FIRENZE – Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche appartenute alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore: un Apostolo di Arnolfo di Cambio proveniente dall’antica facciata del Duomo e due angeli reggidrappo di Tino di Camaino, che facevano parte della tomba del vescovo Antonio d’Orso.

Si tratta di un’acquisizione eccezionale, sia per l’eccelsa qualità delle opere, sia perché restituisce alla città di tre sculture risalenti alla fase iniziale di costruzione e decorazione della Cattedrale, avviata nel 1296 dall’architetto e scultore Arnolfo di Cambio.

Le tre sculture erano apparse sul mercato durante l’ultima Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, presentate dalla Galleria Mehringer Benappi; l’Opera di Santa Maria del Fiore le ha acquistate dopo un’attenta valutazione.

L’ Apostolo in marmo sarà collocato nella sala del Paradiso del Museo sul modello a grandezza naturale dell’antica facciata del Duom, nella posizione per cui originariamente era stato realizzato.

La figura marmorea, alta 118 cm per 38,5 di larghezza, fu rimossa nel 1587, quando l’antica facciata del Duomo di Firenze fu distrutta per volere dei Medici, passando nell’Ottocento dai depositi dell’Opera di Santa Maria del Fiore nelle collezioni dei marchesi Torrigiani.

L’Apostolo faceva parte del gruppo della «Dormitio Virginis» che si trovava nel timpano della porta meridionale della facciata del Duomo. La posizione delle braccia dell’Apostolo lascia pensare che la figura sostenesse il lenzuolo del letto funebre della Vergine dormiente, la cui versione originale, assai danneggiata, si trova nel Bode Museum di Berlino.

La traccia di una mano scolpita sotto il lenzuolo, a sinistra della Vergine, conferma la presenza in origine di una figura protratta sul feretro in atto di sollevare il sudario, da identificarsi proprio con la preziosa scultura dell’Apostolo di Arnolfo.

Quasi tutti gli altri elementi del gruppo della «Dormitio Virginis» esposto al Museo dell’Opera del Duomo sono copie, fa sapere il direttore del Museo, Timothy Verdon, e così il ritorno di questa importante scultura originale è particolarmente significativo.

I due angeli reggidrappo furono realizzati originariamente dal maestro senese Tino di Camaino nel 1321 per la tomba del vescovo Antonio d’Orso, sulla controfacciata del Duomo di Firenze. Queste opere, alte rispettivamente 36,5 cm e 35 cm e larghe alla base 57,5 cm e 56,8 cm, verosimilmente decoravano la cimasa del perduto tabernacolo architettonico del monumento.

I due angeli, inginocchiati, guardano adoranti verso l’alto con in mano i lembi di un drappo (ora perduto), che, steso sopra l’effigie del Vescovo, alludeva alla Elevatio animae del prelato: l’innalzamento verso Dio della sua anima dopo morto.

Il monumento, senza il suo tabernacolo architettonico, fu riportato nella posizione originale solo nel primo Novecento.

Le due sculture di Tino da Camaino saranno collocate nella Sala delle Navate del Museo.

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