Le afferma chiaramente l'Istat

Lavoro: per trovarlo gli italiani, e i giovani, si affidano soprattutto a parenti e amicizie, l’atavica abitudine alle raccomandazioni

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

ROMA – Le riforme renziane, sostanzialmente inefficaci nella maggior parte dei casi, non solo hanno promosso solo il lavoro precario, a tempo determinato, ma non hanno neppure eliminato l’atavica abitudine italiana di cercare lavoro tramite parenti, conoscenti o raccomandazioni. Lo certifica l’Istat, facendo il punto sull’ultimo trimestre del 2017. «Nella ricerca di lavoro continua a prevalere l’uso del canale informale: rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa, seppure in diminuzione (83,3%, -1,0 punti); seguono l’invio di curriculum (67,6%, -1,7 punti) e la ricerca tramite internet (56,9%, -2,4 punti). Benché meno frequenti, aumentano però – aggiunge l’Istituto – quanti dichiarano di aver contattato il centro per l’impiego (25,3%, +2,5 punti) e di coloro che hanno inviato una domanda o sostenuto le prove di concorso (7,5%, +3,6 punti)».

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