Intercettazioni dei Carabinieri per il centro di Bagnoli

Migranti: «ne abbiamo fatte di porcherie», bufera sulla prefettura di Padova. Le intercettazioni del 2017

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

ROMA – «E’ vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare»: a parlare il 14 aprile dello scorso anno sarebbe stato l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, in un dialogo con l’allora vice prefetto vicario di Padova, Pasquale Aversa, delegato ad occuparsi dell’accoglienza dei migranti. L’ex prefetto non è indagata. La conversazione, diffusa oggi dal Mattino di Padova, sarebbe stata intercettata dai carabinieri e sarebbe uno dei dialoghi finiti del rapporto conclusivo dei militari, parte integrante dell’inchiesta sulla gestione dell’accoglienza in Veneto.

Le indagini riguardano, in particolare, la cooperativa Ecofficina Educational poi Edeco che, proprio grazie all’accoglienza dei migranti, ha visto aumentare il proprio fatturato dal 2014 ad oggi. La coop gestisce, tra gli altri, i Cpt di Bagnoli e Cona e in una intercettazione rimarca ai funzionari prefettizi la necessità di far quadrare i conti. Impresa non è indagata e da tre mesi si trovava a Roma con l’incarico di vice capo di gabinetto del ministero dell’interno, mentre risultano indagati la funzionaria della Prefettura Tiziana Quintario, attualmente a Bologna, e lo stesso Aversa, insieme ai capi della Edeco, Simone Borile, Sara Felpatti e Gaetano Battocchio. In una conversazione precedente, pubblicata oggi dal quotidiano, riferita ad un problema di sovraffollamento del centro di San Siro di Bagnoli dell’ottobre 2016 e alle pressioni da Roma per alleggerirlo di alcune decine di unità, Impresa avrebbe detto ad Aversa: «anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà… eh eh… no… schifezze… noi ci dobbiamo salvare Pasquà… perchè, ti ripeto, non possiamo farci cadere una croce che…». Nell’ottobre 2016 il centro di San Siro di Bagnoli è sovraffollato. E da Roma si fa pressione per alleggerirlo di 100-200 unità. Il 10 del mese il prefetto Impresa telefona al vice Aversa. «Mario Morcone (capo dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno) le fa capire che le cose si mettevano male se la situazione restava invariata» scrivono i carabinieri. Il presidente dell’Anci Piero Fassino (Pd) era molto arrabbiato per la questione di San Siro (il sindaco di Bagnoli Roberto Milan è del Pd) e Morcone minaccia di parlare con il premier Renzi. Impresa è chiara: «Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo, qualche cosa la dobbiamo pur fare» sentenzia, altrimenti teme che Morcone la faccia saltare.

Salvini attacca, responsabilità del Pd – «Il governo di centrosinistra negava l’emergenza sbarchi, ma poi scaricava il problema sui prefetti e li costringeva a spostare i clandestini da un Comune all’altro – come nel gioco delle tre carte – per non irritare sindaci del Pd, ministri in visita o presidenti Anci del Pd. È il quadro vergognoso che emerge dall’inchiesta di Padova. Io, invece, voglio bloccare gli sbarchi e mi prendo tutte le responsabilità delle mie scelte. Se qualche funzionario ha sbagliato è giusto che paghi. Ma chi sono i mandanti politici di tutto questo?».

«Sono amareggiata, sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate». Così l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, ora prefetto di Bologna, commenta la pubblicazione di stralci dell’intercettazione finita nell’inchiesta della Procura veneta sulla gestione dell’accoglienza ai migranti. «Sono amareggiata – ribadisce – ma assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall’autorità giudiziaria. Probabilmente non è stato capito che proprio l’utilizzo anche di termini forti come la parola, per esempio, ‘schifezza’, che viene riportata, era un termine forte ma, in un momento in cui lo stavo esprimendo, in una conversazione assolutamente avulsa da tematiche relative alla gestione dei migranti, era una critica. Una critica forse anche nei confronti di me stessa, ed è per questo che mi sono lasciata andare in termini forti. In me rimane la convinzione di aver comunque operato bene. Ho usato il termine ‘schifezze’ – spiega inoltre il prefetto Impresa in una nota diffusa in serata – non certo per identificare illeciti o fatti vergognosi, ma perché la gestione del fenomeno degli sbarchi negli scorsi anni ha talvolta richiesto, a chi come me aveva la responsabilità di rappresentare il governo sul territorio, di assumere decisioni difficili e non sempre coerenti con i propri principi e convincimenti, atti però necessari, inevitabili per il momento in cui sono stati attuati e doverosi per l’ufficio che ricoprivo e ricopro».

Per anni i prefetti sono stati lasciati soli, specialmente in alcune situazioni, a combattere la lotta per la sistemazione degli immigrati, stretti fra le pressioni dei governi e dei ministri di sinistra che volevano sistemare tutte le moltitudini imbarcate da renzi in poi, anche contro il parere di sindaci, anche della stessa parte politica, che ascoltavano la voce dei cittadini.

ON. CASINI – «Il ministro Salvini ha recentemente nominato Patrizia Impresa come prefetto di Bologna. Ha scelto una servitrice dello Stato di prima categoria e non possono certo essere stralci di intercettazioni decontestualizzate a farci cambiare idea». Lo afferma in una nota il senatore Pier Ferdinando Casini, commentando le intercettazioni che coinvolgono il prefetto Impresa e che sono
finite in un’inchiesta della Procura di Padova sulla gestione dell”accoglienza ai migranti. Il senatore definisce il prefetto Impresa come figura «trasparente e corretta».
«Queste – aggiunge Casini – sono le solite pratiche barbare. La magistratura ha esaminato attentamente tutte le intercettazioni e ha potuto appurare come l’atteggiamento del Prefetto è stato trasparente e corretto. Invito pertanto tutti ad essere seri, evitando strumentalizzazioni».

Considerazioni ampiamente condivisibili.

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Commenti (1)

  • maxbo

    |

    Tutti furbi a parlare al telefono di cose che non si possono dire

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