Sabato 6 e domenica 7 ottobre alle 20

Firenze: riprende il «Ciclo Mozart» del Maggio al Teatro Goldoni, con Federico Maria Sardelli

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Il direttore d’orchestra Federico Maria Sardelli

FIRENZE – Dopo il gran successo della scorsa stagione, riprende il «Ciclo Mozart» del Maggio Musicale Fiorentino, che quest’anno si sposta al Teatro Goldoni.

Doppio appuntamento sabato 6 e domenica 7 ottobre alle ore 20, per cominciare. Sul podio dell’Orchestra del Maggio, il maestro Federico Maria Sardelli, titolatissimo ricercatore e interprete del repertorio settecentesco, in un programma dedicato al classicismo viennese, ma non solo. Come nelle due stagioni precedenti del Ciclo Mozart, i programmi sono costruiti attorno al compositore salisburghese, ma rendendo protagonisti, con lui, i suoi contemporanei e immediati seguaci o predecessori. Il ciclo mira, oltre a comporre l’affresco sinfonico e concertistico di Mozart, a presentare anche compositori meno noti alla ribalta del grande pubblico, ma che hanno contribuito a costruire un clima musicale e un patrimonio molto ricco al quale Mozart stesso, essendone circondato, ha attinto per le sue composizioni.

Questo il programma:

Jean-Férry Rebel: Dalla Suite Les Eléments: Le Chaos, Le Feu

Wolfgang Amadeus Mozart: Sinfonia in mi bemolle maggiore K. 132 (Allegro / Andante / Minuetto e Trio / Allegro)

Franz Joseph Haydn: Sinfonia in sol maggiore Hob. I:100 Militare (Adagio. Allegro / Allegretto / Minuetto: Moderato e Trio / Finale: Presto)

Ludwig Van Beethoven: Die Geschöpfe von Prometheus, Ouverture op. 43

Aprono le serate due brani – Le Chaos e Le Feu – del poco conosciuto compositore e violinista barocco Jean-Férry Rebel. Bambino prodigio, allievo di Jean-Baptiste Lully, primo violino dell’Académie Royale de Musique, nonché compositore di corte di Luigi XIV, Rebel fu musicista originale e innovativo, tra i primi a comporre Sonate in stile italiano e a introdurre ardite dissonanze nelle sue composizioni rivelandosi anticipatore dei tempi. Ne è esempio il brano iniziale della suite Les Élémens, florilegio di dieci numeri musicali che descrivono la creazione del mondo a partire dal Caos primordiale. Ne Le Chaos appunto, Rebel usa le dissonanze e particolari accostamenti timbrici per rappresentare l’iniziale disordine di Terra, Aria, Acqua e Fuoco. Seguono i movimenti dedicati ai quattro elementi, tra cui Le Feu, nella forma della Ciaccona.

Nell’estate del 1772 il sedicenne Mozart porta a compimento tre Sinfonie (KV 132, 133 e 134) aggiungendo altri nuovi brani a un catalogo di composizioni già copioso per un adolescente. Secondo i piani dell’ambizioso padre Leopold, che andarono in fumo per il mancato appoggio dell’imperatrice, questo avrebbe consentito al talentuoso figlio di proporsi a una corte come maestro di cappella e ottenere così un prestigioso e ben rimunerato incarico ufficiale. Composta a Salisburgo nel luglio di quell’anno, la Sinfonia in mi bemolle maggiore KV 132, prevede un organico di due oboi, quattro corni e archi. I quattro movimenti per impianto e struttura seguono le regole della sinfonia classica e mostrano la freschezza e la gioia tipiche dei lavori giovanili mozartiani. Il primo tema dell’Allegro sarà riutilizzato in seguito da Mozart nel Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore KV 482.

Eseguita a Londra in occasione del sessantaduesimo compleanno di Haydn, la Sinfonia n. 100 in sol maggiore conquistò immediatamente il favore del pubblico. Il successo era in parte dovuto all’elemento sonoro militaresco, di moda all’epoca, che contraddistingue gran parte dell’opera e che in breve la rese nota con l’appellativo di “Sinfonia militare”. Innegabili sono la baldanza e il piglio marziale con cui si muovono i temi dei tre tempi – Allegretto, Minuetto e Presto finale – preceduti dall’Andante iniziale. Marce e ritmi di parata sono poi sottolineati dal noto drappello delle percussioni in uso nelle bande turche – piatti, triangolo e grancassa – a cui Haydn aggiunge i timpani e il timbro squillante delle trombe, sbandierando uno scintillante e festoso campionario di tutte le risorse sonore disponibili al suo tempo.

Il balletto Le Creature di Prometeo op. 43 è il frutto della collaborazione di Beethoven e Salvatore Viganò, il noto coreografo napoletano maestro di danza alla corte di Vienna. Lusingato dall’invito di una celebrità internazionale della danza come Viganò, Beethoven accettò l’incarico, anche se sarà l’ultimo in questo genere. Il soggetto eroico doveva essergli sicuramente gradito; alla base del balletto vi è infatti il mito dell’impavido Prometeo che dona all’umanità il fuoco sottratto agli dei, facendosi portatore di progresso. La breve Ouverture si apre con sette accordi a piena orchestra, a cui seguono i due temi ricchi di slancio e brio dell’Allegro che si rincorrono tra contrasti dinamici.

Teatro Goldoni (via Santa Maria, 15, Firenze)

Posto unico 15 euro, in vendita anche sul sito del teatro

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