Invece di mettere in regola i locali

Pistoia: Don Biancalani chiede al Comune di ritirare l’ordinanza, cioé di sorvolare sui requisiti di sicurezza

di Redazione - - Cronaca, Top News

Don Biancalani con i suoi assistiti

PISTOIA – «Chiediamo al Comune di Pistoia di rivedere il provvedimento che ci vieta di accogliere i migranti e quanti hanno bisogno: l’ordinanza di settembre toglie legalità alla nostra opera, con risvolti legali importanti per
i nostri ospiti. Così in conferenza stampa il parroco di Vicofaro (Pistoia), don Massimo Biancalani, annunciando che il via da oggi di un presidio di digiuno per la giustizia: lo porterà avanti il sacerdote con alcuni collaboratori e con
quanti vorranno seguirlo, per sensibilizzare nei confronti di un provvedimento ingiusto e in contrasto con il Concordato.
«I migranti che ospitiamo – sottolinea Biancalani – quando vanno in questura per rinnovare i documenti, si sentono
rispondere che non possono indicare come loro domicilio il centro di accoglienza di Vicofaro, perché l’ordinanza del Comune di Pistoia dice che questo centro non è a norma». In attesa che il Tar si pronunci sul ricorso che ha presentato, chiede al Comune di attivarsi per cambiare il provvedimento: il rischio è che quelle persone che fino a pochi giorni fa erano ospiti da noi finiscano in strada, con tutte le conseguenze del caso».
Rispondendo poi agli abitanti che hanno firmato una petizione contro il centro di accoglienza da lui gestito, il religioso parla di «scorrettezza, perché non ci ha contattato nessuno, mentre noi siamo sempre stati disponibili e lì avremmo ascoltati». Inoltre, a suo parere, i problemi segnalati sono dei pretesti, non hanno consistenza. Dal punto di vista sanitario, per esempio, abbiamo diversi medici che seguono i nostri ospiti. Sotto il profilo della quiete pubblica, non ci sono schiamazzi o altro, qualche problema può essere sorto durante il Ramadan ma succede un mese all’anno e poi non fanno confusione».

Don Biancalani non vuol comprendere che l’unica strada per continuare la sua attività è di mettere in regola quei locali a garanzia degli stessi migranti ospitati. L’accoglienza non si può fare suoerando la legge.

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