Dopo il bombardamento

Migranti: la Libia rilascerà 6-7000 persone dei centri di detenzione. In fuga verso l’Europa e l’Italia

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Primo piano

Le cure dopo il bombardamento in Libia

TRIPOLI – La fonte è certa: il governo libico del premier Fayez al Sarraj dopo il bombardamento a Tajoura sta considerando il rilascio di tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita. Lo ha detto il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, come riferisce The Libya Observer. Il governo di accordo nazionale al momento sta considerando la chiusura dei centri e il rilascio dei migranti illegali per tutelare le loro vite e della loro sicurezza, si afferma in un post sulla pagina Facebook del ministero libico che riferisce su un incontro avuto dal ministro dell’Interno con il coordinatore umanitario dell’Onu in Libia, Maria Ribeiro. La misura dovrebbe riguardare 6-7000 persone, di cui 3.000 a Tripoli: è quanto emerge da fonti informate e da una recente stima fornita dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

«Come Unhcr auspichiamo da tempo il rilascio dalla detenzione dei migranti nei centri in Libia. A queste misure va affiancata una presa di responsabilità dei Paesi europei, affinché supportino dei piani di evacuazione dei rifugiati che si trovano in Libia. L’Italia sta facendo la sua parte, avendo evacuato circa 700 rifugiati dal dicembre 2017». Lo ha detto  il funzionario protezione dell’Unhcr, Andrea De Bonis, interpellato sulle dichiarazioni del governo libico, che valuta il rilascio di tutti i migranti.

Bashagha ha confermato che il Governo di accordo nazionale è tenuto a proteggere tutti i civili, ma il fatto che vengano presi di mira i centri di accoglienza da aerei F16 e la mancanza di una protezione aerea per i migranti clandestini” nei centri stessi, sono tutte cose al di fuori della capacità del governo, premette il post, riferendosi alla strage di migranti avvenuta l’altra notte a Tajoura, senza fornire indicazione sul numero di centri di cui si valuta la chiusura.

«Nonostante gli appelli della comunità internazionale – dice intanto la portavoce del ministro degli Esteri russa Maria Zakharova – in Libia le parti avversarie non stanno dimostrando la disponibilità a fermare lo scontro militare e a sedersi al tavolo dei negoziati: crediamo che in questa situazione la priorità sia fermare lo spargimento di sangue, che potrebbe portare a una guerra civile di larga scala».

 

 

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Ernesto Giusti

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