I magistrati non vogliono alcun limite al loro potere

Riforma della giustizia. Camere penali e magistratura l’una contro l’altra. Critiche dei magistrati al Pd

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Al Convegno delle Camere penali  a Taormina è stata ribadita la giusta esigenza di provvedere alla separazione delle carriere dei magistrati e di attribuire alla sola volontà politica, e non all’arbitrio e alle idee politiche dei singoli magistrati, di fissare i criteri di priorità dell’azione penale. Finora ogni singolo magistrato interpreta l’obbligatorietà dell’azione penale secondo le sue idee personali.

Il Presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza ha rilevato che la nuova compagine governativa esprime ora con ancora maggiore compattezza l’avversione alla legge di iniziativa popolare sulla separazione dellecarriere e sulla assegnazione al Parlamento della responsabilità politica di fissare i criteri di priorità dell’azione penale. «Desidero a tal proposito sottolineare il grande valore politico della avvenuta costituzione dell’intergruppo parlamentare per la separazione delle carriere, ben al di là del pur rimarchevole numero -oltre cinquanta – di aderenti appartenenti a tutti i gruppi parlamentari, compresi quello del Movimento Cinque Stelle. Si tratta di un fatto che ha dato e darà forza al percorso parlamentare, il cui completo sviluppo costituisce il nostro obiettivo prioritario. Il prossimo, fondamentale passo è quello di fare in modo che la discussione della proposta di legge passi dalla Commissione in Aula».

Immediate le proteste della magistratura associata, soprattutto quella di sinistra che vuole mantenere a tutti i costi guarentigie e prerogative, contrabbandate da autonomia e indipendenza della categoria.

Eugenio Albamonte, segretario di AreaDG, la corrente progressista della magistratura: «È un dato nuovo e sorprendente che anche il Pd sostenga la separazione delle carriere, visto che in passato è stato un cavallo di battaglia in particolare di Berlusconi, che però aveva trovato una netta contrapposizione da parte del Pd. Quest’iniziativa legislativa, promossa dalle Camere penali, non prevede solo la separazione delle carriere, ma un’intera riscrittura delle norme costituzionali che riguardano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Dovremmo infatti dire addio al principio per cui tutti i magistrati sono uguali, così al posto di questo sistema democratico ce ne sarebbe uno gerarchico, in cui i capi degli uffici potrebbero arrivare a interferire sulle decisioni dei singoli giudici. Non basta: si aprirebbe la strada alla possibilità che i magistrati non siano più assunti per concorso, ma nominati da governo o Parlamento. I due Csm sarebbero composti non più per un terzo, ma per metà da componenti eletti dalla politica. Questo rafforzerebbe il potere di interferenza dei partiti sulla nomina dei capi degli uffici e sull’intera carriera dei magistrati. Questa riforma sembra proprio voler codificare la strategia in atto dagli anni 90 da parte della politica di normalizzare la magistratura».

Visto quanto è emerso dall’inchiesta sulle procure, che ha coinvolto magistrati, Csm e politici, e viste le ormai numerosissime sentenze discutibili di tanti magistrati non mi sembra una riforma completamente campata in aria, anzi per molti aspetti è più che fondata e utile. I nuovi indirizzi più stringenti per l’attività dei magistrati servirebbero non a colpire la loro indipendenza e autonomia, come sostengono le loro associazioni,  ma a ridurre l’arbitrio di molti esponenti di una categoria che agisce senza limiti e controlli adeguati, senza che vi sia una reale responsabilità e vi siano sanzioni adeguate per i giudici che sbagliano, talvolta gravemente. Il lungo elenco degli errori giudiziari ne fa fede.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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