La futura politica europea basata sulla crescita

Commissione Ue: finalmente verso la modifica del patto di stabilità

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Partendo dalla premessa che le regole di bilancio finora si sono rivelate poco utili a raggiungere gli obiettivi di crescita della Ue, la Commissione avvia il processo di revisione partendo con una consultazione pubblica. Nei prossimi mesi Governi, parti sociali, economisti, università e società civile potranno dire la loro rispondendo alle domande che la Commissione ha formulato apposta per lanciare il dibattito.

Come fare a ridurre gli squilibri macroeconomici, come assicurare stabilità dei conti a breve termine e sostenibilità nel lungo periodo, come andare incontro alle sfide dei Paesi più in difficoltà, come assicurare l’attuazione delle regole riflettendo su sanzioni e incentivi. La riflessione coinvolgerà anche la flessibilità attualmente prevista dalle regole, per renderla più adatta agli obiettivi del Green Deal, e quindi utile a favorire gli investimenti verdi. La consultazione avverrà tramite incontri, seminari, piattaforme di discussione online, e l’obiettivo è chiuderla entro l’anno.

In base agli input ricevuti, soprattutto dai Governi, Bruxelles deciderà i prossimi eventuali passi. Lo scopo del dibattito è soprattutto cercare di ricostruire un consenso su un tema molto divisivo, che ha diviso la Ue tra Paesi virtuosi e non, tra Nord e Sud, falchi e colombe. L’idea è di trovare un nuovo quadro di regole che serva allo scopo di mantenere la stabilità delle finanze, ma allo stesso tempo favorendo la convergenza in quei Paesi che hanno meno margini di manovra a causa di problemi strutturali che li mettono in una condizione svantaggiata.

“La stabilità resta un obiettivo ma serve ugualmente sostegno alla crescita e alla mobilitazione di enormi investimenti per combattere i cambiamenti climatici. Dobbiamo consentire politiche anti-cicliche dati i limiti che affronta la Bce”: lo ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni “La complessità delle regole rende difficile spiegare ai cittadini cosa dice Bruxelles ed è una cosa che non possiamo accettare”, ha aggiunto.

Ma la Ue pensa anche alle conseguenze di futuri allargamenti ad altri Stati, visto che quelli determinati e approvati da prodi in poi sono stati molto problematici, per non dire catastrofici. Più peso politico degli Stati membri nelle trattative per l’adesione di nuovi Paesi all’Ue – in particolare, i Balcani occidentali – con la possibilità di attuare misure più incisive per sanzionare eventuali arretramenti dei candidati nelle riforme fondamentali, fino anche alla sospensione dei negoziati. E’ questo in sintesi il cardine della riforma del processo di allargamento presentata dal commissario Ue, Oliver Varhely. Cambia anche il raggruppamento dei cosiddetti ‘capitoli negoziali’, finora aperti e chiusi singolarmente fino a segnare il completamento delle trattative. Con la riforma, saranno divisi in sei gruppi tematici. Di centrale importanza il rispetto degli standard Ue sullo stato di diritto e la democrazia. La nuova metodologia Ue risponde alle preoccupazioni fatte emergere in particolare da Francia e Paesi Bassi che, nell’ottobre scorso, hanno bloccato l’avvio dei negoziati di adesione per l’Albania e la Macedonia del Nord.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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