Financial Times: default Italia, Munchau avverte, c’è rischio maggiore di quanto non pensi l’Eurozona

LONDRA – L’editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, famoso per i suoi attacchi violenti ai governi di centrodestra in Italia, in particolare a quelli di Silvio Berlusconi, torna a parlare dell’Italia e lo fa ovviamente in modo negativo. Munchau, in merito alla crisi attuale, analizza i problemi dell’Italia e i riflessi sull’Eurozona.

«Alla fine dello scorso anno il debito pubblico italiano era il 136% del Pil. L’Italia, nell’attuale situazione generata dall’epidemia di coronavirus, è più a rischio di default di quanto voglia ammettere l’Eurozona. Se si considera, come fa l’Fmi, che il lockdown contrarrà il Pil italiano del 2020 del 10% rispetto al 2019, il debito pregresso crescerà del 20%, e allora il rapporto debito-Pil arriverà all’180%. Cosa dovrebbe fare l’Italia? Vedo tre possibili strade – scrive Munchau -. Le mie attese sul vertice dei leader Ue sono per un compromesso su un fondo per la ripresa. Una volta che gli applausi termineranno e si guarderà ai dettagli, i leader realizzeranno che esso non avrà rilevanza macroeconomica. Ciò renderà ancora una volta la Bce la sola istituzione Ue che conta. Il suo programma per la pandemia farà quel che serve quest’anno. Ma dopo? Il solo strumento sarà quello dell’ex presidente Mario Draghi, l’Omt, il programma mai lanciato legato alla sua promessa del 2012 di fare ‘whatever it takes’ per salvare l’Eurozona. Ciò consentirà alla Bce di comprare quantità illimitate del debito italiano, ma solo se l’Italia chiede l’attivazione del Mes».

Il problema, continua l’editorialista del Financial Times, è che «non sembra che ci sia una maggioranza nel Parlamento italiano che voglia chiedere il sostegno dal Mes». Un’altra strada è che l’Italia faccia default, o chieda una ristrutturazione del debito. «Potrebbe essere compatibile con la permanenza nell’eurozona, ma questo avrebbe bisogno del coinvolgimento della Bce».

Le banche nazionali, aggiunge, «sono un’altra priorità. Dal momento che detengono gran parte del debito sovrano italiano, il default potrebbe portare al loro fallimento. Ma, come afferma l’economista irlandese Karl Whelan, l’Italia potrebbe attuare un ‘tagliò dei suoi bond e avere abbastanza risparmi da salvare le banche nazionalizzandole. Gli investitori verrebbero spazzati via, ma i depositi sarebbero salvi».

«Infine, c’è sempre lo spettro» dell’Italexit. «Non è probabile. Ma neanche la Brexit lo era. Come accadde in Gb, gli italiani stanno iniziando a incolpare l’Ue per tutto ciò che non va. Ho sentito la storia di uno che se la prendeva con l’Olanda per i ritardi nel pagamento dell’assegno di disoccupazione. È un’accusa assurda, ovviamente. Ma il Movimento 5 Stelle potrebbe vedere un’opportunità di rivitalizzare il suo consenso in discesa giocando sul sentimento anti-Ue».

Fa bene Macron, osserva ancora Munchau, ad ammonire sulla dissoluzione dell’Ue, «ma temo che eviterà lo scontro con la Germania, scettica sugli eurobond. A meno che non li voglia fare con un gruppo ristretto di Stati, le sue minacce sono chiacchiere. Se Giuseppe Conte agirà come i suoi predecessori, accetterà un cattivo compromesso e scoprirà più tardi che i costi superano i benefici». «I paesi del Nord, quando discutono di eurobond, ne parlano come solidarietà, carità, o, nel caso olandese, come un regalo. Non li vedono come un’assicurazione contro i rischi. Non c’è in Germania e in Olanda una comprensione delle conseguenze potenzialmente catastrofiche per i loro settori finanziari e le loro economie se l’Italia fallisse. Ma quel default diventa sempre più probabile se la politica esclude alternative. Se o quando avverrà, l’eurozona non sarà pronta».

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