Squadra da leggenda

Fiorentina: morto Ardico Magnini, mitico terzino campione d’Italia nel ’56. Il rimpianto della finale di Coppa dei Campioni

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Sport, Top News

Ardico Magnini in un intervento volante

FIRENZE – La squadra titolare della Fiorentina campione d’Italia del 1956, una formazione diventata leggenda, è tutta in Paradiso. Ardico Magnini, mitico terzino destro, è andato ieri, 3 luglio 2020, a raggiungere gli altri. Così la squadra si sarà ricomposta in Cielo: Sarti, Magnini Cervato; Chiappella, Rosetta, Segato; Julinho, Montuori, Vigili, Gratton, Prini. Allenatore era il grande Fulvio Bernardini. Restano, di quella rosa, Alberto Orzan e Sergio Carpanesi.

Ardico Magnini in una foto recente

Ardico Magnini aveva 91 anni. Ad annunciare la scomparsa il club viola con una nota pubblicata sul proprio sito ufficiale: «Tuttala Fiorentina esprime il suo cordoglio per la scomparsa di Ardico Magnini. Campione sul campo dove sapeva esprime tutta la sua grinta e campione di simpatia fuori dal rettangolo di gioco. Vinse il primo, storico scudetto della Fiorentina nel 1955-1956, insieme ad una squadra divenuta leggendaria e prese parte alla finale di Coppa Campioni contro il Real Madrid l’anno successivo. Nato a Pistoia restò sempre legato ai colori viola e a Firenze dove ha trascorso tutta la sua vita».

Proprio la finale di Coppa dei Campioni, persa 2-0 nello stadio madrileno, di fronte a centomila spettatori ammutoliti prima del rigore fatale, rimase il cruccio della sua vita. Raccontava: «Una emozione unica, una vittoria incredibile quella del ’56. uno sudetto figlio di una netta superiorità. La Nazionale Italiana, a quei tempi, era composta da dieci giocatori viola….». Quindi il momento esaltante e deprimente, ossia la finale di Coppa dei Campioni del 1957: «Giocammo alla pari del grande Real Madrid, in casa loro, di fronte a più di centomila spettatori. Purtroppo l’arbitro ci penalizzò fischiando un rigore per i Blancos che non c’era: il mio intervento era fuori area! E quell’episodio cambiò la partita, il Real Madrid si chiuse e cercò di colpire in contropiede, trovando poi il 2-0 definitivo. E’ una cosa che mi ha sempre fatto male…».

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Ernesto Giusti

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