Passo indietro del gruppo Benetton

Autostrade per l’Italia: niente revoca, torna lo Stato. Atlantia vola in Borsa (più 25%)

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

La sala operativa della società Autostrade per l'Italia a Firenze Nord

La sala operativa della società Autostrade per l’Italia a Firenze Nord

ROMA – Arriva il passo indietro dei Benetton che apre all’accordo su Autostrade per l’Italia. L’intesa passa dall’ingresso di Cassa depositi e prestiti con il 51%, che renderà di fatto Aspi una public company. E da una revisione complessiva della concessione, dai risarcimenti alle tariffe. Non basta: vola Atlantia in Borsa (più 25%) dopo l’accordo raggiunto con il governo per il riassetto di Autostrade che prevede la progressiva uscita della holding della famiglia Benetton dal capitale. Il titolo per tutta la giornata ha marciato a grande velocità, ampliando il rialzo minuto dopo minuto. Alla fine ha guadagnato circa il 25% a 14,4 euro annullando le perdite degli ultimi giorni.

CASSA DEPOSITI PRESTITI – Un gran sospiro di sollievo perchè è stato scongiurato (anche se non del tutto annullato) il rischio della revoca che avrebbe travolto tutto il gruppo. Ma dietro questo rialzo c’è dell’altro. L’intesa raggiunta prevede, in estrema sintesi, l’ingresso di Cdp nel capitale di Aspi attraverso un aumento di capitale, la successiva vendita da parte di Atlantia di quote della concessionaria a investitori istituzionali (graditi a Cassa) e infine la quotazione in Borsa nell’arco di un anno che porterà Atlantia a una diluizione attorno al 10-12%. Non è nemmeno escluso che, in occasione del collocamento a Piazza Affari la holding che fa capo alla famiglia Benetton possa monetizzare questa quota incassando il corrispettivo e uscendo definitivamente dalla partita delle autostrade italiane per concentrarsi sulla gestione degli aeroporti (a cominciare da Fiumicino e Ciampino) e sulle attività all’estero.

REVOCA – Il governo si tiene sempre la carta della revoca in tasca. Lo spiega la nota di Palazzo Chigi che annuncia i termini dell’accordo: il Consiglio dei ministri ha deliberato di avviare la procedura transattiva con Autostrade, come aveva chiesto esplicitamente il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli in una lettera al premier Conte, «fermo restando che la rinuncia alla revoca potrà avvenire» solo al completamento dell’accordo. Per arrivarci Autostrade dovrà cambiare completamente il modello di governance. Ci sarà il cambio della proprietà. Non più Atlantia (e quindi indirettamente la famiglia Benetton) ma lo Stato, attraverso la Cassa depositi e prestiti, nel ruolo di azionista di riferimento. Avrà una quota che potrebbe aggirarsi intorno al 30% come già avviene in Eni, Enel, Leonardo. Cdp entrerà con un aumento di capitale e Atlantia potrà vendere altre azioni ad investitori graditi al governo. Quello che conta è la conclusione del processo per cui Atlantia scenderà dall’attuale 88% a non più del 10-12%, non avrà più posti in consiglio d’amministrazione e non potrà in alcuna maniera influire sulla gestione. Al momento della quotazione in Borsa di Autostrade potrà vendere in tutto o in parte questa residua partecipazione. Atlantia ha offerto anche la disponibilita’ a una seconda via: cedere direttamente il suo 88% a Cdp e a investitori istituzionali di suo gradimento.

GRUPPO BENETTON – Ma questa via difficilmente sarà percorsa sia per ragioni finanziarie che politiche. Sotto il primo aspetto perche’ troppo costosa per i compratori. Per l’altro profilo perchè potrebbe dare al partito della revoca ancora molto forte, l’opportunità di nuove polemiche. Potrebbero sempre eccepire che non solo il gruppo Benetton non viene punito con la rottura del contratto per il crollo del Ponte Morandi ma otterrebbe anche un compenso dalla vendita delle azioni allo Stato. Alla fine tutti soddisfatti: i Cinquestelle perche’ alla fine di questo processo Autostrade torna di proprietà pubblica e nessuno potra’ piu’ classificarla come una società del gruppo Benetton. L’anima trattativista del governo (soprattutto all’interno del Pd) che voleva evitare la revoca sia per i rischi di colossali penali sia per i danni d’immagine a livello internazionale. Ovviamente la famiglia Benetton che non solo ha evitato il peggio ma riuscirà anche a incassare qualcosa vendendo le azioni Autostrade rimaste in suo possesso. Il più contento di tutti è il premier Conte che, passando indenne attraverso il fuoco delle polemiche, ha ottenuto quello che voleva: il 10 agosto quando inaugurerà il nuovo Ponte di Genova potrà dire che il gestore sarà sempre Autostrade ma la proprietà non sarà più dei Benetton.

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Ernesto Giusti

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