Il processo al leader leghista

Processo nave Gregoretti: la memoria (50 pagine) della difesa di Salvini per il 3 ottobre a Catania

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

Classe GREGORETTI – CP 920

ROMA – Il leader della Lega sta preparando, coi i suoi avvocati,  una robusta difesa da portare davanti al giudice il prossimo 3 ottobre a Catania. Il caso è quello della nave Gregoretti che – nel luglio 2019, quindi durante il periodo del governo Lega-5Stelle – non ha potuto toccare terra italiana ed entrare nel porto per più di tre giorni. A bordo c’erano 116 persone salvate dalle acque del Mediterraneo. L’accusa a Salvini è quella di sequestro di persona.

Più di 50 pagine per smontare l’accusa di ‘sequestro di persona pluriaggravato’ che potrebbe costargli fino a
quindici anni di carcere, oltre ad alcuni allegati tra cui la fittissima corrispondenza (a partire dal 26 luglio) tra la presidenza del Consiglio, il ministero degli Esteri, la Commissione europea e vari Paesi Ue per il ricollocamento, a dimostrazione che l’accordo era indispensabile per consentire lo sbarco. Così fonti della Lega, anticipano, in sintesi, la memoria difensiva di Matteo Salvini, in vista dell’udienza di sabato 3 ottobre a Catania, di fronte al giudice
dell’udienza preliminare, chiamato a decidere sul Caso Gregoretti.

Gli avvocati in difesa di Matteo Salvini baseranno la difesa anche sul fatto che sulla nave c’erano due scafisti: depositando la memoria difensiva il leader leghista parla di «alcuni particolari inediti, come la presenza a bordo di due scafisti, fermati dopo lo sbarco». La difesa di Salvini ha aggiunto che «i più di 100 immigrati erano rimasti a bordo della nave, senza pericoli e con massima assistenza, solo il tempo necessario per concordare con altri Paesi europei il loro trasferimento. Il tutto nel pieno coinvolgimento del governo italiano, tanto da rilevare il ruolo decisivo del Ministero dei Trasporti nell’assegnazione del Pos (luogo di sbarco sicuro)».

Sul fronte sicurezza la difesa rivela una novità, svelando la notizia ‘dell’anomalo ritrovamento di un dispositivo che induceva a ritenere che a bordo fossero presenti degli scafisti’. Il riferimento è a un Gps, occultato in uno zainetto,
verosimilmente impiegato a scopo di orientamento in mare.

La lunga memoria termina così: «Concludo ricordando le parole con le quali ho assunto l’incarico di Ministro dell’interno: ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo
della Nazione. È con questo spirito che ho sempre agito da Ministro dell’interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano.»

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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