Dopo accurato restauro

Firenze: il Crocifisso di Francesco da Sangallo nel Salone di Santa Maria Nuova

FIRENZE – Il Crocifisso ligneo di Francesco da Sangallo è stato collocato nel Salone Martino V dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. L’opera, realizzata intorno al 1520, entra così a far parte del percorso museale dell’ospedale fondato nel 1288 da Folco Portinari, padre della celeberrima Beatrice.

Hanno assistito a questa delicata operazione Paolo Morello (Direttore Generale AUSL Toscana Centro), Giancarlo Landini (Presidente Fondazione Santa Maria Nuova Onlus), Cristiano Giometti (Dip. SAGAS – Università degli Studi di Firenze), Jennifer Celani (Funzionario Storico dell’arte per la tutela del Quartiere di Santa Croce Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato) ed Elisabetta Cocchi (Direttore Sanitario PO Santa Maria Nuova).

La scultura rimarrà esposta sulla parete di sinistra del salone che fu creato nel 1720 per volere dello Spedalingo Giuseppe Maria Martellini. Al suo fianco,  un altro Cristo, dipinto su tavola sagomata da un ignoto pittore toscano nel XIV secolo, e davanti, La Resurrezione, affresco di Niccolò di Pietro Gerini (1385), staccato dalla parete della corsia degli uomini.

Prima di essere affisso alla parete, questo prezioso Crocifisso tardorinascimentale è stato sottoposto a un accurato controllo e a una revisione del restauro, realizzato nel 2009 dalla restauratrice, Anna Fulimeni, sotto la direzione della Soprintendenza. La revisione e ricollocazione dell’opera, restaurata grazie a un contributo del’Azienda Sanitaria e di Contemporanea Progetti, è stata promossa dalla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus.

Il crocifisso, che era stato fin qui conservato nei depositi di Santa Maria Nuova, è rimasto sotto osservazione per tre settimane, il tempo necessario per consentirgli  di stabilizzarsi e adattarsi alle nuove temperature.

“Siamo davvero orgogliosi di poter mostrare di nuovo al pubblico questa opera di immenso valore artistico, storico e religioso –  ha commentato Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus – Desidero ringraziare la Soprintendenza per il prezioso supporto costantemente prestato alla valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico del più antico ospedale d’Europa ancora in attività. E un grazie speciale va anche all’Università di Firenze che ha dato un contributo fondamentale attraverso il progetto di ricerca, finanziato dalla Regione Toscana, di catalogazione del patrimonio artistico dell’Ausl Toscana Centro. È proprio nel corso della ricognizione effettuata sui beni dell’Ospedale che due borsiste selezionate dal Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze, Francesca Maria Bacci e Romina Origlia, hanno segnalato l’opportunità di trovare una collocazione per il Cristo del Sangallo. Un suggerimento che la Fondazione ha prontamente colto e attuato. È dal 2016, anno in cui è stata inaugurata la musealizzazione di alcune aree di Santa Maria Nuova, che la Fondazione è impegnata sul fronte del recupero dell’immenso patrimonio artistico dell’istituzione. Un patrimonio che racconta la storia dell’ospedale, ma anche della città e dei suoi artisti. A noi spetta il compito di tutelarlo e di renderlo fruibile”.

In legno di tiglio policromo, il Crocifisso di Francesco da Sangallo è stato realizzato tra il 1515 e il 1525. È alto 184 centimetri e largo 178. Raffigura a grandezza naturale un Cristo Sofferente, un Christus Patiens, drammaticamente realistico. L’opera colpisce per la perfezione anatomica, appresa dall’artista tra le corsie del nosocomio.

“Già a partire dal Quattrocento, l’ospedale di Santa Maria Nuova è frequentato da molti artisti. Il nosocomio offriva loro la possibilità di studiare da vicino il corpo umano ricavandone conoscenze fondamentali per le opere” spiega Esther Diana, responsabile Settore Biblioteca, Ricerca ed Editoria della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus. “Anche Francesco da Sangallo, come Leonardo da Vinci, deve aver passato molte ore qui, a studiare. E la perfezione dei dettagli anatomici di questo Crocifisso ne è la dimostrazione. L’immagine del Cristo sulla croce, in un ospedale, aveva finalità ben precise in un’epoca in cui la malattia era considerata la punizione per un peccato commesso: doveva ispirare umiltà, trasmettere conforto e indicare la giusta strada verso la redenzione. Inoltre, le predicazioni di Girolamo Savonarola avevano contribuito ad accrescere il culto del Crocifisso. La sua raffigurazione si diffonde quindi all’interno dell’ospedale, sugli altari e in corsia. A Santa Maria Nuova se ne contano almeno 13, in legno o cartapesta, a dimensione naturale, provenienti da importanti botteghe o di autori anonimi”.

La collocazione originaria dell’opera di Francesco da Sangallo non è nota. Tuttavia un Inventario del 1588 lo menziona nella Sacrestia della Chiesa di Sant’Egidio, dove probabilmente era stato spostato per ragioni di sicurezza durante l’assedio di Firenze del 1530. Con un salto di due secoli, si arriva all’Ottocento, quando l’opera subisce un destino comune a tutti i crocifissi lignei: una stesura di pittura scura per simulare il bronzo che, all’epoca, era molto più apprezzato del legno. In tempi più recenti, dopo un passaggio nei deposti dell’ospedale, il Crocifisso viene collocato vicino alla Direzione Sanitaria, in un corridoio di passaggio e lì rimarrà fino alla fine degli anni Novanta quando venne deciso l’intervento di restauro, avvenuto poi tra il 2007 e il 2009. Nel 2013, il Crocifisso, tornato al suo antico splendore, è stato mostrato per la prima volta al pubblico grazie alla mostra I Sangallo – Una famiglia di scultori, allestita nel Palazzo Municipale di Pontassieve. Il Crocifisso di Francesco da Sangallo è stato un“paziente” di Santa Maria Nuova. All’inizio del restauro, la grande scultura lignea venne sottoposta a una diagnosi per immagini inaugurando la nuova Tac dell’ospedale.

L’esame confermò la tecnica costruttiva: l’opera era stata ricavata dall’assemblaggio di tre blocchi di legno di tiglio (“il migliore tra tutti i legni”, secondo il Vasari). Ma evidenziò anche lo stato “fortemente alterato” del legno  utilizzato dall’artista. Tagli, perni lignei e chiodi erano stati utilizzati nel tentativo di porre rimedio a questi difetti. “Il Crocifisso era in cattivo stato di conservazione e attaccato da insetti xilofagi” racconta la restauratrice Anna Fulimeni. “Gli alluci e l’anulare della mano destra erano rotti. Nei capelli,  intagliati dallo scultore con grande eleganza plastica, si notavano distacchi di porzioni lignee. E una stesura di vernice nera copriva i colori originari”. L’intervento di restauro ha portato al consolidamento della struttura lignea attraverso iniezioni di resina acrilica. Oltre alla disinfestazione, è stata eseguita una pulitura che ha tolto lo strato nero di finto bronzo. La pulitura ha fatto riemergere anche i fiotti di sangue e le ferite sul costato, che amplificano la drammaticità dell’opera. Particolarmente delicata, l’area dei piedi del Cristo, che aveva subito una carbonizzazione a causa del fumo delle candele. Stuccature sono state eseguite sui piedi e sulla capigliatura. Infine, il restauro pittorico ha restituito all’opera i suoi colori originali che hanno esaltato l’azzurro del perizoma e la naturalezza dell’incarnato.

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