Atene e Firenze, due concerti con Zukerman e Trifonov e due repliche verdiane: la settimana del Maggio Musicale e di Mehta

FIRENZE – Settimana pienissima per l’83° Maggio Musicale Fiorentino e per Zubin Mehta: musica quasi tutte le sere e non solo a Firenze, ma anche ad Atene; i concerti hanno per solisti Pinchas Zukerman (Atene, lunedì 14) e Daniil Trifonov (venerdì 18); mercoledì 16 e sabato 19 ultime repliche de «La forza del destino» di Verdi con la regia di Padrissa (La Fura dels Baus).

Per festeggiare il trentennale del Megaron, lunedì 14 giugno ad Atene, il maestro Zubin Mehta con l’Orchestra del Maggio e il violinista Pinchas Zukerman in un concerto di gala ospitato nell’Acropoli nello spettacolare teatro Herodes Atticus con un programma tutto brahmsiano che prevede il concerto il re minore op.77 per violino e orchestra e la sinfonia n 2 in re maggiore op. 73, due composizioni appena eseguite al Maggio in occasione dei primi due concerti del “Ciclo Brahms”, che prevede, a Firenze, l’esecuzione delle quattro sinfonie e di quattro concerti eseguiti da importanti solisti: i prossimi sono Daniil Trifonov (venerdì 18 e lunedì 21 giugno alle 20; rimasti solo posti di platea per il 21; in programma il Concerto in re minore per pianoforte e orchestra op. 15 e la Sinfonia n. 1 in do minore op. 68) e Daniel Barenboim (6 luglio).

Il Maggio continua la sua intensa attività di programmazione, contemplando anche la scena internazionale ed essendo in questo caso praticamente ancora l’unica istituzione musicale italiana a varcare i confini del Paese; la trasferta di Atene precede quelle previste a metà agosto per festeggiare il quindicesimo della fondazione del Festival di Grafenegg in Austria il 14 agosto, e poi il 15 agosto a Budapest dove, sempre con la direzione del maestro Zubin Mehta, sono in programma due concerti con l’Orchestra del Maggio e il solista Rudolf Buchbinder in un programma con composizioni di Ludwig van Beethoven e Johannes Brahms.

Infine, mercoledì 16 alle 19 e sabato 19 giugno) «La forza del destino» di Giuseppe Verdi diretta da Zubin Mehta per la regia di Carlus Padrissa (Fura dels Baus), che fa sentire con decisione la sua mano in un allestimento con una precisa chiave di lettura: è atemporale il destino funesto che, ogni volta che i protagonisti, Leonora di Vargas e Don Alvaro (i cui amori sono osteggiati dalla di lei nobilissima famiglia perché lui, benché di stirpe regale, è mezzosangue, figlio di una fantomatica ultima degli Incas), si incontrano, si scatena e li trascina in un vero e proprio buco nero; è atemporale la brama  ottusa di vendetta del fratello di Leonora, personaggio immutabile sordo a ogni giustificazione o pentimento; così l’ambientazione, dalla metà del XVIII secolo in cui la colloca Verdi si sposta in avanti in un passato-presente-futuro schiacciati l’uno sull’altro col comune denominatore della guerra e della distruzione che portano al regresso: «Non so con quali armi si combatterà la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre» pare abbia detto Einstein nel 1946, e la frase campeggia sul sipario all’inizio dell’ultimo atto, nel quale i personaggi sono ormai dei cavernicoli in un mondo di rovine e Don Alvaro e l’implacabile Don Carlos de Vargas combatteranno nel 3333 l’ultimo duello non col brando del libretto, ma a colpi di femore di grande animale (con evidente citazione da «2001, odissea nello spazio»). Le numerosissime trovate sceniche, con abbondanza di proiezioni e figuranti acrobati, sono in linea con quelle che chi non è più adolescente ha visto nel bellissimo «Ring» wagneriano del 2007-2008, che invero si prestava di più; ma anche in quest’opera verdiana lo spettacolo c’è (qualcosa avrebbe semmai con profitto essere “asciugato”) e, quel che conta, è musicalmente validissima, con un’Orchestra e un Coro del Maggio che si fanno ben apprezzare e un ottimo cast: Saoia Hernàndez (una Leonora dalla bella voce, che ha raggiunto accenti toccanti nella «Vergine degli angeli»), Roberto Aronica (Don Alvaro), Amartuvshin Enkhbat (un Don Carlo di Vargas da ricordare), Ferruccio Furlanetto (espertissimo Padre Guardiano), Nicola Alaimo (Melitone ben calato nella parte), Annalisa Stroppa (Preziosilla).

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