L’Italia reagisce al covid anche vincendo alle Olimpiadi: corre e salta sul tetto del mondo

Gianmarco Tamberi e Marcel Jacobs, i protagonisti della magica giornata dell’Italia all’Olimpiade di Tokio 2021

TOKIO – Gli undici minuti capaci di proiettare lo sport italiano sul tetto del mondo nelle due specialità regine dell’atletica leggera (il salto in alto e i 100 metri piani)  sono cominciati alle 21:42 ora di Tokyo, quando l’arbitro ha chiamato Gianmarco Tamberi e il campione del Qatar, Mutaz Barshim, fermi a quota 2,37 m e ormai irraggiungibili nella sfida per l’oro. Spareggio o medaglia d’oro ex-aequo? Uno sguardo fra i due e la vittoria condivisa è stata immediata, travolgente. Poi sono passati poco più di 600 secondi: alle 21:53, parlo sempre dell’orologio giapponese, partono i 100 metri: i primi della storia olimpica con un italiano ai blocchi. Un ragazzo che i media stranieri definiscono arrivato dal nulla, nato a El Paso e cresciuto a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia. Gesticola:  con le mani disegna il corridoio diritto davanti a sé. Gli occhi guardano diritto, verso il traguardo. Si tocca le spalle, un rito. Lo sguardo è sicuro, sereno. Parte e arriva in 9 secondi e 80″, nuovo record europeo.

RIPARTENZA – L’Italia ha gioito e goduto. Non è scesa in strada come dopo la vittoria degli azzurri di Mancini agli Europei contro l’Inghilterra, ma forse ha compreso la grandezza di quelle due medaglie d’oro in un’Olimpiade fin qui piena di polemiche e preoccupazioni. Con tante medaglie ma pochi ori. Non hanno la capacità, le due medaglie d’oro di sconfiggere il covid e rilanciare magicamente il Paese. Ma sono anche queste un segnale forte. Fortissimo. Un segnale di fiducia nelle potenzialità nazionali. Mario Draghi, gli Europei di calcio, le medaglie olimpiche nelle discipline più prestigiose. La ripartenza passa anche da qui. Per l’Italia, diventa l’avventura più incredibile. Il mondo scopre che sono italiani l’uomo più veloce e quello che salta più in alto, come li celebra subito il presidente del Coni, Giovanni Malagò, giustamente commosso. Il mondo non scopre soltanto i record e le medaglie, apprende anche che queste sono le vittorie di un’Italia di giovani diversi, di un’Italia nuova, che rinnova i fasti di Pietro Mennea e Sara Simeoni in una versione millennial.

MARCEL E GIMBO – Un’Italia i cui confini arrivano fino al Texas, in cui le vittorie azzurre si celebrano esultando insieme all’amico del Qatar con il quale si sono condivise sfide e speranze. Tamberi e Jacobs, Gimbo e Marcel uniti in un abbraccio dentro la bandiera: «Era il mio sogno da bambino, ho corso più che potevo» sono le prime parole del lampo Jacobs, mentre Tamberi dopo aver pianto davanti a quello che resta del gesso che gli immobilizzò la gamba, scherza con l’amico ex-aequo Barshim. Che sintetizza: «Two is better than one», due è meglio di uno. Nel caldo del primo pomeriggio l’Italia si ferma davanti a tv e cellulari, sulle spiagge o al fresco dell’aria condizionata, per sgranare gli occhi davanti al più incredibile degli en plein. Capace di ridare al Paese qualcosa che non si compra, ma sgorga spontanea e dirompente se ci si crede: la fiducia.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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