Zaki andrà a processo sulla base delle vecchie, gravi accuse. Lo dice il suo avvocato

 ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

IL CAIRO – Mentre in Italia i magistrati liberano soggetti che sono gravati da ordini di cattura in altri Paesi europei, i giudici egiziani non si lasciano commuovere dalla manifestazioni delle sinistre italiane e delle Associazioni tipo Amnesty International, o dalle interferenze di rappresentati diplomatici di Stati Esteri (Italia e Usa) che pretendono di ficcare il naso e d’influenzare la giustizia di altri Paesi secondo le loro convinzioni politiche.

Le accuse più gravi a carico di Patrick Zaki, quelle di propaganda sovversiva e terroristica, non sono state archiviate e persistono nel processo in corso in Egitto sulla diffusione di notizie false attraverso un articolo online. E’ quanto emerge da una dichiarazione fatta all’ANSA dalla principale legale dello studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere al Cairo. “Il rinvio a giudizio è avvenuto con tutte le accuse e ci sono altri atti che verranno aggiunti in due fotocopie”, ha detto Hoda parlando al telefono senza però voler precisare quale sia la pena massima che rischia Patrick.

Gli altri “atti” sono “articoli”, si è limitata a precisare. La legale ha parlato di “tutte le accuse” rispondendo alla domanda se il rinvio a giudizio sia avvenuto solo per “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” in un articolo sulle persecuzioni dei cristiani d’Egitto – come indicato da 10 ong tra cui quella per cui lavorava il ricercatore – o anche per istigazione alla protesta, “al rovesciamento del regime”, “all’uso della violenza” e al “crimine terroristico” come risulta da una velina diffusa a più riprese in questi mesi da fonti giudiziarie al Cairo.

La domanda era insomma se persistano le accuse legate ai dieci post su Facebook su cui si sono basati i 19 mesi di custodia cautelare in carcere culminati nel rinvio a giudizio annunciato il 13 settembre. Ancora il giorno dopo, al termine della prima udienza in cui aveva chiesto e ottenuto l’accesso agli atti, la legale non aveva saputo precisare se le vecchie e più gravi accuse – quelle che secondo Amnesty gli fanno rischiare 25 anni di carcere o addirittura l’ergastolo, stando a un’altra fonte legale egiziana – fossero state archiviate. Per certa veniva data dalle ong soltanto quella di diffusione di notizie false con l’articolo di due anni fa sulle persecuzioni e discriminazioni dei copti: un’accusa che gli fa rischiare ‘solo’ una condanna a cinque anni di reclusione che, calcolando la custodia cautelare già subita, si ridurrebbero a tre anni e cinque mesi. La prossima udienza per Patrick è fissata per martedì 28 settembre, sempre a Mansura, la città sul delta del Nilo dove è nato 30 anni fa.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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