Sfratti: fine del blocco, 150.000 famiglie rischiano il tetto, torna il problema della casa

ROMA – Prima il susseguirsi di blocchi e rinvii degli sfratti da parte del legislatore, dei prefetti e della magistratura, poi la stasi dovuta alla pandemia, adesso torna in ballo il problema degli sfratti e della casa. Che finora i vari governi e enti locali hanno risolto scaricando tutto il peso sui proprietari, praticamente espropriati ma costretti comunque a pagare tasse salate.

L’ultimo fermo degli sfratti è scaduto a fine anno 2021. Non sono più ammesse proroghe, ha sancito nei mesi scorsi la Corte costituzionale e quindi la macchina delle esecuzioni forzate, dopo quasi due anni di blocco costato caro a migliaia di proprietari, si è rimessa in moto.

Secondo le stime dei sindacati di qui a prossimi mesi si rischiano tra 130 e 150 mila sfratti esecutivi. Per Sunia, Sicet, Uniate Unione inquilini sono infatti circa 70mila gli sfratti ancora pendenti dal 2019 a cui se ne aggiungono poi 32 mila nel 2020 e altri 40/50 mila stimati per il 2021.

«Cifre da capogiro se consideriamo la ripresa dei licenziamenti e la mancanza di stanziamenti per arginare la morosità incolpevole» denunciano da settimane le quattro sigle.  «Numeri inevitabili dopo quasi due anni di blocco» ribattono i proprietari decisi a far valere tutti i loro diritti.

Il punto sulla situazione l’ha fatto Paolo Baroni sulla Stampa, rilevando che il disagio abitativo, a causa della crisi, negli ultimi due anni è diventato molto forte. La conferma viene anche dalle richieste di contributi per pagare gli affitti presentate nelle grandi aree metropolitane, dove da sempre le tensioni abitative sono più forti. Dalle circa 69 mila domande del 2019 in era Covid si è passati ad oltre 167 mila, con un incremento che sfiora il 250%: a Roma da 16 mila si è arrivati a 49 mila, a Napoli da 34 ad oltre 46 mila, a Bologna da 1.794 a 9.771. A Torino da 7.076 domande accolte si è passati ad oltre 21.600, quasi 17 mila a Milano (accolte 6.800) . A Firenze, secondo i dati del Sunia, a fine 2021 erano 3.800 gli sfratti pendenti in corso di esecuzione.

A metà dicembre i sindacati degli inquilini hanno lanciato un appello al governo per avviare il dialogo per cercare di pianificare gli interventi più urgenti, ma la loro richiesta è caduta nel vuoto. Dopo il blocco generalizzato attuato a inizio Covid col decreto Sostegni il governo «per evitare ingorghi» ha progressivamente allentato il blocco introducendo tre finestre: 31 luglio 2021 per gli sfratti relativi a morosità precedenti al 28 febbraio 2020, primo ottobre per le istanze avviate tra il 28 febbraio ed il 30 settembre 2020 e 31 dicembre per le richieste più recenti.

Gli ultimi dati ufficiali sugli sfratti risalgono a 2019 quando si contavano 32.500 provvedimenti esecutivi emessi: 1.840 a Torino e provincia e 3.031 in tutto il Piemonte, 874 a Milano e 3.868 in Lombardia, 2.015 in Veneto, 632 in Friuli Venezia Giulia, 2179 in Liguria (704 a Genova, 930 a Imperia e 382 a Savona), 3.086 in Emilia Romagna, 4.841 a Roma e 5.512 nel Lazio, e ancora 2.029 a Napoli, 1.187 a Bari e 889 a Palermo.

«A fronte della marea di sfratti che rischia di travolgere migliaia di famiglie nella legge di Bilancio non è stato previsto praticamente nulla, e nel Pnrr manca l’indicazione politica per l’incremento di alloggi popolari, gli unici che potrebbero rispondere alle esigenze delle famiglie ormai ridotte allo stremo e impossibilitate a reperire un alloggio sul libero mercato» lamentano i sindacati, secondo i quali «il dramma della sofferenza abitativa in Italia è reale e non può essere lasciata a una sorta di conflitto tra inquilini e proprietari. Latitano le istituzioni, a cominciare dallo Stato e dalle Regioni, che hanno prima di chiunque altro il compito di realizzare una politica sociale della casa».

Ma a livello nazionale il governo pensa soprattutto a potenziare le vaccinazioni e a perseguire i no vax e lo stesso orientamento viene seguito da molte regioni e comuni. Il problema della casa passa in second’ordine e non è improbabile che alla fine, se si arriverà a una fase di emergenza e di forti proteste, non è escluso che si arrivi ad una nuova proroga del blocco o a determinare un blocco di fatto perché le Forze dell’ordine non possono intervenire,  sono troppo impegnate (direttive di Lamorgese) a inseguire e controllare i no vax e non hanno tempo per tutelare i diritti dei proprietari, che passano in secondo piano.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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