Mattarella giura e frusta la politica: ora correre, fra pandemia e crisi ucraina

Non l’aveva preparato, Sergio Mattarella, l’intervento davanti al Parlamento per la sua reinvestitura, da lui assolutamente non prevista, nè tantomeno voluta, a Presidente della Repubblica. Così, com’è sua abitudine, cercherà di dare un senso, un’utilità immediata per il Paese nell’attimo del giuramento bis. Sergio Mattarella non lo dirà mai in questi termini, ma al Quirinale è questo il pensiero di fondo che si è metabolizzato in questi giorni, tra rielezione e giuramento. Riflessioni che hanno permesso al Presidente di riflettere e sintetizzare, attraverso un’operazione di pulizia dalle tossine accumulate un po’ da tutti la settimana scorsa a causa delle tensioni per il voto.
EUROPA – Pensava di aver chiuso, con gli interventi ufficiale da Capo dello Stato, la sera del 31 dicembre, con quel saluto a reti unificate, rigorosamente in piedi, con i giardini del Quirinale sullo sfondo, facendo dire a qualcuno che si ritiene colto che le palme fanno le banane. Errore sottolineato in rosso: quelle palme fanno i datteri. Non scende in polemica, il Presidente, ma semplifica: arrivando subito ai problemi reali del Paese, alle sue esigenze. Ecco perchè il presidente della Repubblica nel suo riporterà al posto che merita la politica estera, il ruolo dell’Italia in Europa in un momento in cui venti di guerra si abbattono ai confini del Continente e le navi russe e della Nato si confrontano al largo della Sicilia. Parlerà anche della pandemia, ovviamente. L’emergenza che da due anni flagella il mondo e che uno degli obiettivi per il quale è nato il governo di Mario Draghi, insieme alla messa a terra del Pnrr.
PARLAMENTO – L’intervento, al quale lavora il presidente con lo staff, dovrebbe essere conciso e pragmatico. Non ci saranno j’accuse al Parlamento, che anzi Mattarella ha già ringraziato per la fiducia concessagli. Troppo diversa è la situazione rispetto a quando il suo predecessore, Giorgio Napolitano, fu rieletto da un Parlamento disperato e al quale, durante il discorso di insediamento, re Giorgio dedicò parole di fuoco ricevendo un mare di applausi proprio da coloro che stava fustigando. Al contrario ci sarà una riflessione sul legame tra democrazia e parlamentarismo, sul necessario equilibrio tra diverse istituzioni. Il presidente volerà alto, riflettendo sul rapporto tra diritti e democrazia che da sempre si incrociano nelle esternazioni del suo primo settennato, costruendo quel fil rouge mattarelliano che pianta le sue radici nel cattolicesimo progressista.
UCRAINA – Con la forza della sua democrazia, l’Italia deve promuovere i diritti. Dentro e fuori il Paese. Ci sarà tanta Europa nel discorso alle Camere riunite che precederà il simbolico viaggio di Mattarella, non nella casa che aveva affittato per stare vicino a figli e nipoti, ma al palazzo del Quirinale. E’ finita l’era del sovranismo, delle pulsioni contro l’Eurocasta e degli attacchi al concetto stesso di Unione. Oggi è l’Europa del Recovery fund al centro della scena, un’Unione che deve rivedere il Patto di stabilità e non può perdere questo straordinario vento favorevole che silenzia – almeno per ora – i Paesi cosiddetti frugali. Ma al di là del Patto di stabilità, che richiede tempi lunghi ed una presenza forte del governo di Roma, c’è la crisi Ucraina che non aspetta. Un tema ancora misteriosamente assente nel dibattito tra le forze politiche italiane, delle cui gravissime implicazioni il Quirinale è ben consapevole. Infine non mancherà la consueta iniezione di fiducia al Paese, un riconoscimento ai cittadini che hanno affrontato con responsabilità la pandemia. Altrettanta responsabilità servirà alla politica: solo ieri l’Istat ha certificato una crescita lusinghiera del Pil del 6.5% nel 2021. Una corsa che non può in alcun modo essere frenata.
