La riforma delle pensioni non decolla, ancora contrasti sindacati e governo, ma il tempo stringe

Mario Draghi
ANSA/Riccardo Antimiani

Una delle riforme essenziali per acquisire i fondi europei del Pnrr per il 2022 è senza dubbio quella delle pensioni, che da tempo ci viene richiesta dall’Europa, insieme a quella della giustizia. Sono senza dubbio le due spine nel fianco dell’azione del governo Draghi, una volta superata, d’accordo con Mattarella, la delicata questione della nomina del Capo dello Stato, riconfermato con standing ovation di quasi tutti.

Vediamo quale è lo stato della dibattuta riforma delle pensioni per la quale ci sono ancora forti divergenze fra le parti, mentre la riforma della giustizia dovrà superare l’ostruzionismo e la volontà di conservare i propri privilegi da parte della magistratura.

Nel nuovo round tecnico per la riforma delle pensioni, in vista del tavolo politico previsto per il 7 febbraio, si è affrontato il nodo della flessibilità in uscita e sono state espresse le prime valutazioni dell’Esecutivo sulle proposte sindacali presentate nelle scorse riunioni del 20 e 27 gennaio, in particolare sulle pensioni dei giovani e delle donne.

Per capire con precisione quale direzione sta prendendo il negoziato propedeutico alla riforma pensioni, bisogna attendere il vertice del 7 febbraio, ma si  possono già analizzare le proposte sul tavolo e i nodi da sciogliere in vista della riforma delle pensioni che, lo ricordiamo, è prevista entro la fine del 2022.

Nel frattempo, la Manovra ha previsto alcune proroghe e novità limitate al 2022: proroga APE Sociale (con alcune modifiche), proroga Opzione Donna, Quota 102 (in pensione con 64 anni e 38 anni di contributi). Mentre avanzano le trattative sulle pensioni di garanzia per i giovani e le donne, penalizzati da carriere discontinue e redditi bassi, che impattano quindi sul diritto e sulla misura della pensione.

Cgil, Cisl e Uil propongono tutele con specifici meccanismi, ad esempio il riconoscimento degli anni di formazione, disoccupazione, cura). Per le donne l’idea è quella di valorizzare ai fini contributivi i periodi di maternità e la cura dei figli. Sul fronte della previdenza complementare, i sindacati propongono un semestre di silenzio assenso per destinare il TFR ai fondi pensione.

Per il resto le ipotesi sul tavolo sono diverse, ma non trovano l’accordo incrociato di governo e sindacati. Si parla di pensione anticipata con ricalcolo contributivo, di Quota 41, di soluzioni simili a quella della quota 102, che è stata approvata in via sperimentale per il 2022.

Come si vede una situazione confusa e ancora lontana dall’essere definita nei suoi punti essenziali. Le elezioni presidenziali hanno rallentato il confronto politico, che adesso dovrà riprendere con rinnovato vigore, sperando che si arrivi a un accordo produttivo prima all’interno della maggioranza e poi fra le parti sociali. Le prospettive non sono molto positive, gli accordi difficili da trovare in tempi brevi, ma occorre sbrigarsi per evitare penalizzazioni pesanti. Molti governi hanno cercato nel tempo di dare stabilità al sistema, ma nessuno c’è mai riuscito. Crediamo che anche questa volta neppure Draghi riuscirà nell’intento, ma almeno ci aspettiamo da lui una soluzione che consenta almeno un lustro di respiro ai pensionati, tartassati economicamente dai vari governi e subissati di regole e procedure che non trovano mai un assetto definitivo.

Le pantere grigie sono da tempo rassegnate a fungere da bancomat dei pubblici poteri, centrali e locali, e non hanno avuto modo di esprimere la loro contrarietà a questo stato di cose con l’unica arma di cui dispongono, il voto, visto che da tempo le elezioni politiche in Italia sono congelate.

Governo, pensioni, riforma, sindacati


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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