Dopo le rivelazioni di Corriere della sera e Repubblica

Toghe: nuova indagine su Palamara. L’ex pm attacca: “Denuncio i magistrati di Perugia”

L’ex presidente Anm Luca Palamara (Foto ANSA)

ROMA – Una “nuova denuncia penale a Firenze segnalando alla procura generale della Cassazione la gravità della condotta degli inquirenti perugini” è stata annunciata dall’ex magistrato Luca Palamara. Lo ha reso noto lui stesso dopo la notizia, pubblicata da Corriere della sera e Repubblica, che è indagato per istigazione alla corruzione in un procedimento nato da dichiarazioni dell’avvocato siciliano Piero Amara (in relazione al quale i pm del capoluogo umbro hanno chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla presunta loggia Ungheria).

L’ipotesi di accusa – in base a quanto riportato dai quotidiani – riguarda il presunto interessamento dell’allora componente del Consiglio superiore della magistratura per agevolare l’ex pm siracusano Maurizio Musco, amico di Amara e all’epoca accusato di abuso d’ufficio.

“Le notizie pubblicate – ha sottolineato Palamara in una nota – fanno riferimento a fatti e vicende che in alcun modo mi sono state contestate nel corso di un interrogatorio del 14 giugno 2022 proprio sulla vicenda Musco. Perché durante quell’interrogatorio – ha aggiunto -, nel quale mi vennero contestate le fantasmagoriche accuse dell’avvocato Amara ‘ti darò 30.000 euro e ti scanno se non lo fai’ in relazione alle quali pur non registrando l’interrogatorio in tono amichevole dissi al procuratore Cantone che a quel punto sarebbe stato più divertente contestarmi il tentato omicidio, la pubblica accusa non mi ha dato lettura delle dichiarazioni di Mogini? E perché invece le dichiarazioni di Mogini sono state riportate dai giornali di riferimento peraltro già denunciati a Firenze? Quanto al merito e al mio asserito interessamento alla vicenda Musco si tratta di fatti già smentiti da una pur facile lettura della documentazione già a disposizione della Procura di Perugia nell’ambito del procedimento 6652/18 rispetto alle quali le dichiarazioni dell’avv. Amara in questa circostanza ricalcano esattamente quello che già avvenne con il giudice Tremolada: in quel caso dovevano servire a salvare il processo Eni oggi per salvare in qualche modo i processi intentati a mio danno”.

“Ma la battaglia di verità – ha sottolineato ancora Palamara – continua e ancor di più il rinnovato impegno politico su un tema, quello della giustizia, che non può non trascendere le singole vicende personali riguardando la vita di tutti i cittadini oramai interessati a comprendere e andare oltre le vicende del Sistema”.

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