88° Maggio Musicale: debutta «Un ballo in maschera» di Verdi

FIRENZE – L’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino da martedì 12 a domenica 24 maggio 2026 (5 recite in tutto) riporta a Firenze dopo molti anni Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi; sul podio della Sala Grande del Teatro del Maggio c’è Emmanuel Tjeknavorian (Premio Abbiati 2025 come direttore dell’anno e per la prima volta al Maggio); protagonisti Antonio Poli (Max Jota il 22 maggio) nel ruolo di Riccardo, Chiara Isotton (Alessia Panza il 22 maggio) in quello di Amelia, Bogdan Baciu (Hae Kang nelle recite del 15 e 22 maggio) in quello di Renato e Lavinia Bini come Oscar. La parte di Ulrica è interpretata da Ksenia Dudnikova; Janusz Nosek è Silvano; Mattia Denti interpreta Samuel e Adriano Gramigni è Tom. Chiudono il cast, rispettivamente nei ruoli di Un giudice e di Un servo di Amelia, Francesco Congiu e Roberto Miani.
L’opera era stata eseguita l’ultima volta in forma di concerto nel 2020 all’aperto, in Cavea; in sala era comparsa, con scene ridotte all’osso, nel 2007 e, per trovare un vero allestimento scenico, bisogna risalire al 1995. In questa nuova produzione l’allestimento c’è: la regia è firmata da Valentina Carrasco, le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino (che firmò anche quelli dell’edizione 2007), le luci di Marco Filibeck e i video sono curati da Massimo Volpini.
Si sa che il Riccardo protagonista del Ballo in maschera, conte di Warwich, governatore di Boston, adombra il re Gustavo III dei Svezia, morto per una ferita ricevuta durante un ballo in maschera nel 1792: era lui il protagonista della prima versione dell’opera verdiana, ma il libretto fu censurato dopo l’attentato di Felice Orsini a Napoleone III, nel gennaio 1858; così, dopo altre due radicali riscritture, si arrivò alla versione che debuttò al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859.
La regista Valentina Carrasco (collaboratrice, fra le altre cose, de “La Fura dels Baus” opera un altro slittamento e porta Riccardo a sovrapporsi con John Fitzgerald Kennedy, personalità tra le più popolari del secondo Novecento, progressista, con nemici occulti nella cerchia più ristretta (donde i molti dubbi sui veri colpevoli del suo assassinio, avvenuto in pubblico nel novembre 1963) e forse primo presidente a spettacolarizzare la sua vita privata.
Spiega la regista: «In particolare mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti della sua vita privata e politica, oltre che naturalmente la morte per mano di un assassino: esito di un complotto dai tratti ancora – in parte – oscuri. Anche Riccardo, il conte di Warwick, ci si presenta da subito con i suoi conclamati pregi, ma anche con evidenti difetti e una serie di atteggiamenti discutibili: lui stesso è conscio di star tradendo la fiducia di un amico e sodale politico per ragioni sentimentali». La trasposizione investe anche i personaggi di contorno, tanto che Ulrica, la veggente nera, diventa Martin Luther King.
Commenta il direttore Emmanuel Tjeknavorian: «Ci sono opere che si rivelano lentamente, e altre che sembrano parlarci con immediatezza sin dal primo istante. “Un ballo in maschera” è entrambe le cose, almeno per me. A un primo sguardo può apparire quasi leggera, come priva di gravità. Ma più la si studia, la si ascolta, la si vive, più emerge ciò che si nasconde sotto la superficie, qualcosa di più complesso e diverso. È proprio questa duplicità a colpirmi. Da un lato eleganza, brillantezza, una naturale fluidità del discorso musicale; dall’altro una fragilità costante, la percezione che tutto possa incrinarsi da un momento all’altro. Nulla è davvero stabile. Ed è forse qui che l’opera trova il suo vero equilibrio. Tutti i personaggi abitano questa tensione. Riccardo si muove con un’apparente libertà, vitale ma inconsapevole delle sue conseguenze. Amelia custodisce un sentimento che non riesce mai a esprimere fino in fondo. Renato attraversa un momento in cui ciò che sembrava solido perde progressivamente consistenza. Persino Oscar, nella sua leggerezza, appartiene a questo stesso universo: una leggerezza che non esclude, ma anzi rivela la complessità. Ciò che mi commuove profondamente è che Verdi non giudica i suoi personaggi. Non si pone al di sopra di loro, ma resta accanto a ciascuno. Forse è questo che dovremmo fare anche noi: non spiegare troppo, ma ascoltare. Musicalmente, significa accettare che l’opera non segue mai una sola direzione. I contrasti rimangono vivi. La luce non dissolve l’oscurità, ma la rende visibile. E spesso è proprio dalla leggerezza che affiora qualcosa di più profondo».
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (Piazza vittorio Gui, Firenze)
Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino — Maestro concertatore e direttore Emmanuel Tjeknavorian – Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Riccardo Antonio Poli/Max Jota (22)
Renato Bogdan Baciu/Hae Kang (15, 22)
Amelia Chiara Isotton/Alessia Panza (22)
Ulrica Ksenia Dudnikova
Oscar Lavinia Bini
Silvano Janusz Nosek Samuel Mattia Denti Tom Adriano Gramigni Un giudice Francesco Congiu Un servo di Amelia Roberto Miani – Figuranti speciali: Andrea Baldassarri, Mohamed Careca Bangoura, Francesca Cellini, Matilde Cortivo, Stefano Francasi, Roy Ilagou, Mirian Silva Lima, Mauro Milone, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli, Sara Silli,Maria Cristina Valentini. – Bambini: Gherardo Attori, Ada Nannucci, Violante Ginevra Orso.
Regia Valentina Carrasco Scene Andrea Belli Costumi Silvia Aymonino Luci Marco Filibeck Video Massimo Volpini Assistente alla regia Lorenzo Nencini Assistente scenografo Mariangela Mazzeo Assistente costumista Federica Sartorio
Prezzi: Visibilità limitata: 15€ Galleria: 35€ Palchi: 45€ Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ Platea 1: 130€; biglietti in vendita anche direttamente sul sito del Maggio
Durata: Atto I e II: 1 ora e 25 minuti Intervallo: 30 minuti Atto III: 45 minuti Durata complessiva: 2 ore e 40 minuti
Cinque le recite in cartellone: martedì 12, venerdì 15 e venerdì 22 maggio alle ore 20 e domenica 17 e domenica 24 maggio alle ore 15:30.
