
Cannes: Palma d’oro a”Fjord” di Mungiu. Ex aequo per regia e recitazione. Omaggio a Barbra Streisand

CANNES – E’ il regista romeno Cristian Mungiu con il film “Fjord” a vincere la Palma d’Oro al 79esimo Festival di Cannes. Il film, con protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve, narra la storia di una famiglia che si trasferisce dalla Romania in un piccolissimo villaggio su un fiordo perché il padre decide di seguire la moglie norvegese. I genitori finiscono sotto accusa per il modo in cui crescono i propri figli.
E’ la seconda volta che il regista romeno vince il massimo premio della Kermesse, a 19 anni dalla Palma conquistata nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. “Penso che nel cinema sia importante parlare di temi rilevanti – spiega nel suo discorso di ringraziamento – che sono facilmente reperibili e ci aiutano
a capire la direzione in cui sta andando il mondo”. Ciò “che percepisco è che le società odierne sono frammentate, radicalizzate. E questo film è anche un impegno contro ogni forma di fondamentalismo – aggiunge -. È un messaggio di tolleranza, di inclusione, di empatia. Sono termini meravigliosi
che tutti amiamo, ma dobbiamo mettere in pratica più spesso”.
Ha fatto un uso ancora più diretto del palco il russo dissidente Andrei Zviagyntsev, vincitore del Grand Prix per Minotaur che si è rivolto direttamente a Vladimir Putin: “Milioni di persone su entrambi i lati della linea sognano una sola cosa: che i massacri finiscano finalmente. E l’unica persona che può porre fine a questa carneficina è il Presidente della Federazione Russa. Ponete fine a questa carneficina! Il mondo intero lo sta aspettando”. Un altro filo rosso della serata sono stati gli ex aequo: il premio alla regia andato a Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra (da loro un richiamo ai diritti Lgbtq, mentre in platea Penelope Cruz, cointerprete del film, si commuoveva) e Pawel Pawlikowski per Fatherland, che ha ricordato l’importanza della creatività umana per sconfiggere l’algoritmo. E’ arrivata inoltre una doppia coppia di vincitori (dello stesso film) per migliore attrice e attore: Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Hamaguchi Ryusuke e Emmanuel Macchia e Valentin Campagne ventenni e intensi protagonisti
(oltre che i vincitori più entusiasti della serata) per Coward di Lukas Dhont, che si augurano che il film, su un amore omosessuale che nasce al fronte, aiuti i ragazzi che vivono lo stesso tumulto interiore ad accettarsi.
Emmanuel Marre, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura con Un uomo del suo tempo (Notre salut) sottolinea come il film, ambientato nel periodo di Vichy parli di piccoli tiranni “gli stessi che oggi quando sono a capo di uno stato, loro o di un’azienda, o di qualsiasi cosa, discriminano, bombardano e commettono genocidio”. Un richiamo che Xavier Dolan, introducendo il premio per la regia ha fatto recitando i versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish. Tra le regine della serata Isabelle Huppert che ha reso un appassionato omaggio a Barbra Streisand, una delle sue Palme d’onore 2026 (l’altra è andata a Peter Jackson) rimasta negli Usa per un problema a un ginocchio. “In Barbra Streisand convivono pensiero e spettacolo, intelligenza e fascino popolare. Amo profondamente l’idea che si possa essere, nello stesso corpo, cantante e regista, attrice e scrittrice, ma dietro l’immensa voce c’è sempre una donna sola, prima della sua partitura, prima del suo testo, prima del suo film”. Un’artista sempre “in prima linea nella lotta per i diritti delle donne e per il loro ruolo nel cinema, una fervente sostenitrice dei diritti LGBTQ+” .
In un duetto ideale Streisand ha risposto in un video messaggio: “In un mondo folle e instabile, che sembra essere colpito sempre più duramente ogni giorno, è rassicurante vedere i film in concorso a questo festival, realizzati da artisti provenienti da così tanti Paesi. Il cinema ha questa magica capacità di unirci, di aprire i nostri cuori e le nostre menti. Ed è proprio questo che celebriamo a Cannes”.
