Il severo giudizio dell'economista lombardo

Brambilla: la pensione di cittadinanza farebbe saltare il sistema previdenziale

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Volano stracci e schiaffoni nella maggioranza di governo, divisa su pensioni, reddito di cittadinanza e migranti. Mentre Fisco la la fronda da sinistra, sposando reddito di cittadinanza e taglio alle pensioni, ma aprendo all’accoglienza indiscriminata dei migranti, Alberto Brambilla, leghista e presidente del centro studi Itinerari previdenziali, demolisce completamente l’operazione reddito di cittadinanza e tagli alle pensioni: «La proposta di legge sul taglio delle cosiddette pensioni d’oro è difforme da quanto previsto nel programma di governo e sbagliata nel merito. Inoltre, la pensione di cittadinanza di 780 euro voluta sempre dal M5S sarebbe disastrosa per il Paese: costerebbe 16,3 miliardi e farebbe saltare il sistema previdenziale».
La proposta sulle pensioni d’oro, diversamente da quanto annunciato,  prevede un taglio in rapporto a età di pensionamento fittizie applicate ex post. Per esempio: uno è andato in pensione legittimamente a 58 anni, ma la proposta dice che in base a una tabella non si sa costruita come, doveva andarci a 63 anni e quindi l’assegno viene tagliato. Osserva Brambilla: «Colpire le pensioni oltre 5 mila euro netti significa intervenire su 40-50 mila persone su un totale di 16 milioni di pensionati, ricavando forse 30-40 milioni di euro l’anno. Meglio ripercorrere la strada del contributo di solidarietà rispettando i paletti fissati dalle sentenze della Corte Costituzionale».

Ma Brambilla evidenzia soprattutto che la misura più importante che la Lega avanza sulle pensioni – sottolinea – non è questa, bensì l’intervento sulla Fornero attraverso ‘quota 100, per cui secondo i nostri calcoli basterebbero 3-3,3 miliardi». Dopo aver precisato di non essere consigliere di Matteo Salvini, boccia anche la pensione di cittadinanza da 780 euro: «Si tratterebbe di un regalo a gente che non ha mai versato una lira di contributi. Con un effetto devastante: nessuno più verserebbe un euro all’Inps, perché per maturare una pensione di 800 euro al mese ci vuole un reddito da lavoro di circa 25 mila euro. Chi più verserà i contributi se lo Stato ti garantisce comunque 780 euro al mese? Davvero una follia. Ne beneficerebbero anche coloro che per tutta la vita hanno fatto i delinquenti nella malavita organizzata». Parole sante, da sottoscrivere ampiamente, ma che forse dalle parti di Pomigliano d’Arco e del suo giovin signore non sono molto ascoltate.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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