Il pg fa il parallelo fra le due tragedie

Strage di Viareggio, il pg d’appello: «Vertici aziende imputate agirono come Schettino»

di Redazione - - Cronaca, Economia, Top News

L’incendio divampato nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2009 nella stazione di Viareggio

FIRENZE – C’è stato un incrocio, nel processo d’appello per la strage di Viareggio, con il naufragio della Concordia. Ad avvicinare le due tragedie, anche dal punto di vista giurisprudenziale, è stato oggi, 9 aprile, il procuratore generale Luciana Piras al processo d’appello a Firenze per la strage di Viareggio (29 giugno 2009). Nelle controrepliche dell’accusa, il pg ha depositato la sentenza della Cassazione nei confronti dell’ex comandante Francesco Schettino, condannato a 16 anni di reclusione. Secondo il pg, i vertici delle aziende a processo per la strage ferroviaria sarebbero responsabili di condotte omissive perchè avrebbero dovuto verificare le condizioni di mezzi e infrastrutture, evitando dunque i pericoli della circolazione in condizioni non di sicurezza. Facendo un parallelo col naufragio della Concordia all’isola del Giglio (Grosseto), in cui il 13 gennaio 2012 morirono 32 persone, Luciana Piras, citando proprio la sentenza di condanna della Cassazione, ha spiegato che a Schettino non furono date informazioni che avrebbero potuto evitare il disastro e che lui certamente avrebbe dovuto chiederle, così come i vertici di Rfi, Fs Logistica e le società tedesche e austriache imputate per la strage di Viareggio avrebbero dovuto effettuare le dovute verifiche sui materiali rotabili e sull’infrastruttura.

La strage di Viareggio avvenne il 29 giugno 2009 quando, alle 23.48, il gpl, fuoriuscito da un carro cisterna deragliato entrando nella stazione della città della Versilia, invase il quartiere di via Ponchielli, causando forti esplosioni e un imponente incendio che distrusse molte case. Il bilancio dei morti salì di ora in ora, poi di giorno in giorno, fino ad arrivare a 32: tra le vittime anche bambini.
Il procuratore generale Luciana Piras ha richiesto le condanna nei confronti degli imputati tedeschi e austriaci, amministratori e
tecnici di Gatx Rail Austria, la società titolare del carro che sviò e prese fuoco, e Officine Jugenthal di Hannover, dove fu fatta la
manutenzione dell’asse del vagone spezzatosi prima dell’incidente, con pene che vanno da sette anni e 6 mesi a otto anni e 10 mesi, scontate di 6 mesi rispetto al primo grado per la prescrizione scattata nel maggio 2018 per i reati di incendio colposo e lesioni personali colpose. Il pm di Lucca applicato all’appello, Salvatore Giannino, ha formulato invece la richiesta di condanna per gli altri imputati: quindici anni e 6 mesi per Mauro Moretti, sia come ad di Rfi sia come ad di Fs; quattordici anni e 6 mesi per Michele Mario Elia, ex ad Rfi, e sette anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano, ex ad Trenitalia. Le richieste considerano 6 mesi di taglio per la prescrizione di alcuni reati.

Tra le altre richieste di condanna più alte formulate dal pm Giannino, 9 anni e 1 mese per Mario Castaldo, dirigente di Trenitalia Cargo, che era stato condannato a sete anni, dodici anni e 6 mesi, per Giulio Margarita, ex responsabile sicurezza Rfi, al quale
il tribunale di Lucca in primo grado aveva inflitto una pena di sei anni e 6 mesi. Tra i tecnici di società ferroviarie assolti in primo
grado, il pm Giannino ha chiesto la condanna a sei anni e 6 mesi per Massimo Vighini e cinque anni per Angelo Pezzati di Cima Riparazioni, e quattro anni e 6 mesi per Mario Testa di Rfi. Le altre richieste vanno da sette anni e mezzo a otto anni e mezzo.
Nel processo di primo grado, a Lucca, che si è concluso il 31 gennaio del 2017 con 23 condanne e 10 assoluzioni, Moretti è stato condannato a sette anni di carcere in quanto ex amministratore delegato per Rete Ferroviaria Italiana, ma assolto come ex ad di Ferrovie dello Stato, mentre Michele Mario Elia, in qualità di ex ad di Rete ferroviaria italiana, ha subito una condanna a sette anni e 6 mesi.

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