Fondazione Open, Guardia di Finanza segue filo delle spese: campagne elettorali e cene

Un’auto della Guardia di Finanza in un’immagine d’archivio. ANSA/CESARE ABBATE

FIRENZE – Nell’inchiesta della procura di Firenze su Open, per presunto finanziamento illecitoai partiti, la Guardia di Finanza avrebbe accertato che fra le spese sostenute dalla Fondazione, ci sarebbero anche sondaggi pagati a Matteo Renzi per le primarie del Pd del 2012 e per le elezioni del 2013 tra le spese sostenute. Queste risultanze nelle informative, avrebbero spinto i pm Luca Turco e Antonino Nastasi a ritenere che Open abbia agito come vera e propria articolazione di corrente di partito (quella renziana interna al Pd), violando di conseguenza le norme sul finanziamento.

Dalla documentazione sequestrata nel 2019 all’avvocato Alberto Bianchi, 40 faldoni e un fascicolo di colore blu che costituirebbero il cosiddetto archivio Open, emerge che solo tra il 2012 e il 2013 l’ente avrebbe pagato oltre 130mila euro per i sondaggi delle campagne politiche di Matteo Renzi, e 150mila euro per la pubblicazione di un book fotografico per il viaggio in camper durante le primarie. Sempre Open avrebbe versato oltre 126mila euro per campagne pubblicitarie di invito al voto e quasi 68mila euro di consulenze di comunicazione politica. Un quadro completo quello che si delinea consultando le carte dell’avvocato Bianchi, il quale, si spiega in ambienti inquirenti, aveva annotato ogni entrata e ogni uscita in maniera estremamente precisa e meticolosa.

Da aggiungere, nella ricostruzione delle spese, quasi 1.000 euro per una cena al ristorante Cibreo di Firenze tra Renzi e altri sette commensali, e altri pranzi e cene per importi variabili dalle poche centinaia di euro fino a 1.000 euro. Totale, oltre 500mila euro di spese in meno di due anni. In un caso, sarebbe stata la stessa segreteria dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi a inviare alla fondazione la fattura di un pernottamento in albergo a Torino, specificando che il pagamento spetta a Open poiché Renzi aveva viaggiato «per la campagna elettorale a sostegno del Pd e non come sindaco di Firenze».

Nell’inchiesta, oltre al leader di Italia Viva sono indagati con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti l’imprenditore Marco Carrai, considerato dagli inquirenti una sorta di braccio destro di Renzi, i componenti del cda di Open Luca Lotti e Maria Elena Boschi e il presidente Alberto Bianchi, accusato anche di traffico di influenze. La Fondazione, sostiene la Guardia di Finanza nelle informative finite sulle scrivanie dei pubblici ministeri, era direttamente riferibile a Renzi, tanto che nel 2012-2013, quando lui era primo cittadino a Firenze, veniva gestita «da un’unica cabina di regia estesa anche all’ufficio di gabinetto e alla segreteria del sindaco del capoluogo toscano». Tra lo studio dell’avvocato Alberto Bianchi, presidente all’epoca di Open, e lo staff del primo cittadino vi era, annotano gli investigatori, «un costante flusso comunicativo». In base alle indagini inoltre, una dipendente della segreteria del sindaco avrebbe avuto in uso una carta di credito intestata alla Fondazione, che usava per effettuare pagamenti e acquisti di titoli di viaggio a favore di più fruitori, tra cui Matteo Renzi e Luca Lotti. Proprio Luca Lotti, sempre secondo la ricostruzione dei finanzieri, poi avrebbe usato, almeno tra il 2017 e il 2018, un bancomat per le spese di carburante. Dall’esame delle scritture contabili di Open, la Gdf rileva che attraverso il conto relativo alla carta, dal 23 marzo 2017 al 12 novembre 2018 sarebbero stati sostenuti 1.012 acquisti di carburante per un totale di 16.290 euro pagati con Pos.

Fondazione Open, Guardia di Finanza, pm Luca Turco e Antonino Nastasi

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