Copasir: intrecci Roma-Mosca. Ed è scontro fra renziani e Conte. I misteri di una cena “indigesta”

L’Aula del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica

ROMA -La guerra in Ucraina non finisce, ma intanto tornano alla ribalta i rapporti della Russia con l’Italia durante i due governi Conte. Ed è scontro tra Italia Viva e Cinquestelle.  Il ritorno sulla scena del cosiddetto ‘Russiagate’ accende lo scontro tra due ex premier, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, che si sfidano a vicenda per un ritorno in Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) al fine di chiarire la vicenda. A innescare la contesa è il quotidiano ‘Repubblica’ che ricostruisce nuovi sviluppi della missione della delegazione Usa in Italia quando l’esecutivo era guidato dal presidente del M5S. Missione che doveva servire ad acquisire informazioni su presunte responsabilità del Governo Renzi nel Russiagate, il complotto che sarebbe stato orchestrato da Mosca per per influenzare le presidenziali americane del 2016 e impedire l’elezione di Trump a favore di Hillary Clinton.

Al centro delle polemiche le nuove ricostruzioni uscite sui quotidiani che riportano nel dibattito, da un lato, la missione russa nella Penisola durante i primi mesi dell’emergenza pandemica, e dall’altro lo scandalo del Russiagate, con una “cena segreta” che si sarebbe tenuta a Roma nel 2019 tra l’allora capo dei servizi italiani Gennaro Vecchione e il segretario americano alla Giustizia di Donald Trump, Bill Barr. Quest’ultima vicenda dà la stura all’affondo dei renziani, che con il segretario del Copasir Ernesto Magorno chiedono l’audizione di Vecchione e Giuseppe Conte. Il quotidiano rivela di questa cena tra l’allora segretario alla Giustizia di Washington, Bill Barr, e Gennaro Vecchione, ai tempi capo del Dis. Una cena di cui Conte – che invece ha sempre ammesso la riunione “ufficiale” e autorizzata tra i due nella sede dell’intelligence a Roma – non ha mai riferito in passato al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

La circostanza viene cavalcata subito dai renziani. E il senatore di Iv e segretario dello stesso Comitato, Ernesto Magorno, annuncia: “Chiederò che Giuseppe Conte e Gennaro Vecchione siano nuovamente auditi dal Copasir”. Conte torna a respingere ogni addebito, mentre i membri pentastellati del Comitato vogliono sentire Matteo Renzi. Nell’agosto del 2019 Barr vola a Roma per incontrare Vecchione. Obiettivo della missione – riporta Repubblica – è capire se il Russiagate, cioè lo scandalo sulle presunte interferenze russe nelle presidenziali Usa del 2016 per portare Trump alla Casa Bianca, non sia in realtà stato confezionato in Italia, dai servizi guidati dall’allora premier Renzi insieme ad agenti ostili dell’Fbi, per danneggiare il tycoon e far vincere Hillary Clinton. L’incontro tra Barr e il capo dei servizi avviene nella sede del Dis, ma poi – secondo il giornale – riprende a cena in un ristorante romano. Cena di cui Conte, ascoltato in ottobre dal Copasir, come detto, non avrebbe riferito.

L’interlocuzione con Barr, disse l’allora premier ai commissari, è avvenuta “in piena legalità e correttezza” ed è risultata acclarata “l’estraneità della nostra intelligence”. Un secondo incontro tra Barr e il capo del Dis avviene a fine settembre. Nel mezzo, il famoso tweet di Trump con l’endorsement per “Giuseppi Conte”, alle prese con la crisi post-Papeete del governo gialloverde. Un collegamento, quello tra la richiesta di informazioni di Barr e la formazione del suo secondo governo, che Conte oggi bolla come “una illazione in malafede, visto che la richiesta di Barr risale al giugno 2019 e la crisi del governo all’8 agosto 2019”. Conte ribadisce di non aver mai incontrato il segretario Usa della Giustizia.

Quanto alla cena, “non ne ero a conoscenza”, ma se è stata in un noto ristorante “immagino sia stata motivata da cortesia istituzionale”. Nell’ottica di Italia Viva ce n’è comunque abbastanza per tornare all’attacco del leader M5s. Il presidente di Iv Ettore Rosato imputa a Conte un “uso dei servizi segreti per fini personali e politici” e la “subalternità imbarazzante alla Russia di Putin”. Per il segretario del Copasir Magorno serve una nuova audizione di Conte e Vecchione. “Obama ed io che organizziamo una truffa elettorale ai danni di Trump? Follia pura. Che nel 2019 qualcuno a Roma possa aver dato credito a tale idea mi sembra gravissimo”, sottolinea intanto Renzi, che chiede all’intelligence di “chiarire”.

Sul fronte opposto i tre componenti M5s del Copasir rimarcano la trasparenza di Conte e chiedono di “audire quanto prima tutte le parti chiamate in causa, a partire dal senatore Renzi”. Dall’estate 2019 si passa alla primavera 2020. Il governo ora è quello giallorosso del Conte bis. Il Corriere della Sera riporta le mail inviate a fine marzo dall’ambasciata di Mosca all’Italia per pianificare l’arrivo dei voli e dei 130 uomini destinati alla missione anticovid. “Si prevede di inviare i mezzi speciali per la disinfestazione di strutture e centri abitati nelle località infette”, si legge. Una formula che confermerebbe la volontà di bonificare le strutture pubbliche. Dalle mail e dai documenti raccolti dal Copasir, emerge inoltre che la “missione umanitaria” dei russi sarebbe stata pagata dall’Italia. Dal carburante degli aerei alle spese di vitto e alloggio di 130 persone: un conto di oltre 3 milioni di euro. Il Copasir deve mettere le mani su tutto questo e riuscire, se possibile, a fare chiarezza.

Copasir, Mosca, Roma


Ernesto Giusti


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