Riforma Csm: governo al rush finale. Col voto in Aula e senza fiducia. Magistrati nervosi: pronti allo sciopero

C’è preoccupazione nel Consiglio Superiore della Magistratura: il governo punta a chiudere, con la riforma, entro giovedì. Attraverso il voto in Aula. E senza fiducia. In un vertice mattutino tra i ministri Cartabia e D’Incà con i capigruppo della maggioranza è stato preso l’impegno da quasi tutti i partiti di maggioranza di non presentare emendamenti, il che consentirà di approvare la riforma forse già giovedì 21 aprile 2022. A fronte di un incedere sicuro della riforma, la magistratura conferma la propria contrarietà, anche se in sede di Comitato direttivo centrale dell’Anm ci si è divisi sulla decisione se proclamare o meno uno sciopero, cosa che non avveniva dal 2005.

GUARDASIGILLI – Nell’incontro tra la Guardasigilli, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, i capigruppo della maggioranza e i responsabili giustizia si è preso positivamente atto che l’intesa raggiunta in Commissione sulla riforma sta reggendo anche per l’Aula, dove in mattinata è iniziata la discussione generale con l’illustrazione del testo da parte dei relatori Eugenio Saitta (M54s) e Walter Verini (Pd). M5s, Pd, Forza Italia, Coraggio Italia e Leu si sono impegnati con i due ministri a non presentare emendamenti e a votare contro quelli degli altri. La Lega ne presenterà solo 3 sui temi oggetto del referendum (esempio: separazione delle funzioni), mentre Iv, con Maria Elena Boschi ha confermato il giudizio negativo (“riforma inutile”) e la presentazione di circa 50 proposte di modifica. Se si aggiungono quelle delle opposizioni (circa 130 di Fdi e 40 di Alternativa) il numero complessivo degli emendamenti arriverà circa a quota 230, il che rende possibile l’approvazione del testo alla Camera giovedì.

MAGISTRATI – Una “meta”, osserva Anna Rossomando, responsabile Giustizia del Pd, che richiede di “tenere alta l’attenzione” da parte di tutti. Un appello che la maggioranza sembra rispettare, con la sola Iv pronta a tentare di modificare la riforma: ma i suoi 29 deputati sono insufficienti a impensierire il governo, anche se si congiungessero con i 37 di Fdi. A fare da “pendent” al passo accelerato della riforma in Parlamento è la “ferma contrarietà” ad essa espressa dal Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, che ha criticato molte delle nuove disposizioni, come la separazione delle funzioni, il fascicolo di valutazione dei magistrati, il voto dell’avvocatura nei Consigli giudiziari che valutano la professionalità dei magistrati, o il sistema elettorale del Csm. Eppure, a fronte della condivisione della critica, le varie anime della magistratura si sono divise sugli strumenti della protesta. Magistratura Democratica, favorevole allo sciopero, in un documento pubblicato prima del Comitato direttivo ha attaccato l’Associazione, colpevole di essere stata “debole” e non aver “contrastato” la riforma. La dialettica interna alle toghe si è registrata durante la riunione del Comitato, trasmesso on line da Radio Radicale.

SCIOPERO – Alla fine, la decisione di un eventuale astensione dal lavoro dei magistrati sarà presa dall’Assemblea dell’Anm, il 30 aprile. L’ultimo sciopero delle toghe si tenne il 14 luglio del 2005, contro la riforma del ministro Castelli, ma allora i magistrati avevano degli interlocutori politici che sostenevano la loro critica, vale a dire il centrosinistra. Questa volta i ripetuti appelli cadono nel vuoto, con nessun partito disposto a farsi vessillifero delle istanze delle toghe. Il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, ha auspicato che la “contrazione dei tempi” di discussione alla Camera (in realtà se ne discute da ottobre), “sia funzionale a dare al Senato la possibilità di una discussione più ampia”, in cui accogliere “alcune delle nostre considerazioni critiche”. Un auspicio distante dalle intenzioni del governo che spera in una conferma del testo da parte di Palazzo Madama entro metà maggio, per permettere una corsa contro il tempo e svolgere le elezioni del Csm già a luglio. O al massimo a settembre.

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Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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