Omicidio Chiara Poggi Garlasco: verso revisione processo per Stasi. Ma la Pg: “Scelta non facile, nè veloce”

MILANO – Si va verso la richiesta di revisione del processo per Alberto Stasi, già condannato in via definitiva. Anche se Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano, mette le mani avanti: “Non sarà uno studio né veloce, né facile”.
La più alta magistrata inquirente del distretto di Milano ha incontrato venerdì per 45 minuti il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, assieme alla sua numero due, l’avvocato generale, Lucilla Tontodonati. Un incontro ufficiale – scollegato dalla questione relativa agli audio su presunti depistaggi o interferenze nelle indagini – cui si è preso l’accordo affinché i magistrati pavesi trasmettano “un’informativa” e una serie di atti relativi a quanto svolto nella nuova inchiesta per omicidio volontario in concorso con Stasi o con ignoti che negli ultimi 2 anni, dal 14 febbraio 2024 con la richiesta di riapertura indagini, è tornata a coinvolgere Andrea Sempio, l’amico di Marco Poggi e frequentatore della casa di via Pascoli in cui il 13 agosto 2007 è stata uccisa la 26enne.
Una trasmissione che è un atto “doveroso” nei rapporti fra Procura ordinaria e la sovra ordinata Procura generale: l’unica titolata dalla legge a chiedere alla Corte d’appello di Brescia di riaprire la vicenda giudiziaria che ha visto l’ex fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni nel 2015, a meno che non decida di farlo la stessa difesa del 42enne.Nelle prossime settimane le carte partiranno dalla Lomellina in direzione Milano. “Bisognerà studiare attentamente” dice Nanni. Fase di approfondimento a cui potrebbe seguire la richiesta di “ulteriori atti”.
Solo alla fine arriverà la decisione sull’istanza di revisione.Potrebbero volerci settimane, più probabilmente diversi mesi, perché la nuova inchiesta su Garlasco è composta da migliaia pagine fra verbali, consulenze, perizie, informative. C’è la perizia genetico-forense sul dna sulle unghie affidata all’esperta della Scientifica, Denise Albani. C’è la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo che, partendo dai dati dell’epoca, ha provato a indicare con quante e quali armi sia stata uccisa Chiara Poggi e a fissare l’orario del delitto e del decesso che secondo le sentenze era avvenuto fra le 9.12 e le 9.35 del mattino.
C’è la nuova consulenza informatica sul pc di Chiara Poggi affidata all’esperto Paolo Dal Checco. C’è l’analisi della scena del crimine con la BPA – Bloodstain Pattern Analys, la disciplina che studia le tracce di sangue, effettuata dal Ris di Cagliari. C’è la consulenza dattiloscopica affidata al tenente colonnello Gianpaolo Iuliano e al dottor Nicola Caprioli sulla ‘traccia 33’, repertata (ormai solo in foto, il materiale non esiste più ed è andato distrutto) sulla parete destra della scala della villetta di via Pascoli in cui fu rinvenuto il cadavere. Ci sarà infine la maxi informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano: i militari che sono stati i primi a credere nella riapertura del ‘caso Garlasco’.
La prima volta, nel settembre 2017, dopo la denuncia di presunti pedinamenti da parte della legale di Stasi, Giada Bocellari. Fascicolo chiuso con l’archiviazione da parte del pm di Milano Alberto Nobili ma che portò gli investigatori di via Moscova a scrivere in un’informativa del 19 luglio 2018 che “per comprendere meglio i fatti e il terreno sul quale si indagava” si era “proceduto a una rilettura dell’intero fascicolo concernente l’omicidio di Chiara Poggi, riscontrando degli elementi che potrebbero non metter fine alla vicenda giudiziaria”.
