Patto europeo immigrazione: Lamorgese e Paesi Med5 all’attacco della Ue

ANSA/FILIPPO VENEZIA

ROMA – La ministra Lamorgese, dopo le conclusioni del gruppo Med-5, parte all’attacco della Ue. Il gruppo  si presenta unito e pronto a collaborare al meglio nella trattativa in corso a Bruxelles, con controproposte costruttive tali da rendere il Patto Immigrazione Asilo presentato dalla Commissione più equilibrato nella sua stesura finale. Ricorda Lamorgese «Nella proposta del patto europeo su immigrazione e asilo ci sono punti inaccettabili. Serve un punto di equilibrio tra responsabilità e solidarietà. L’emigrazione non è un fenomeno congiunturale ma strutturale che va affrontato con strumenti e meccanismi adeguati»,

Nella dichiarazione finale, i cinque Paesi del Med-5 hanno fissato i punti chiave di un approccio comune al tema della gestione delle migrazioni che sono causate da un fenomeno globale, strutturale e non congiunturale, e hanno sottolineato, quindi, che ogni sforzo debba partire dall’aspetto della prevenzione per poter arginare i flussi a monte, prima che raggiungano le frontiere esterne dell’Unione. «Per questo – è stato ribadito nel documento dei Med-5 – la politica migratoria dell’Unione europea deve essere adeguatamente finanziata per affrontare in modo proporzionato tutte le rotte dirette verso la Ue, in modo che si possano sviluppare progetti finalizzati a rafforzare le capacità operative e istituzionali sia degli Stati membri sia dei Paesi di origine e di transito dei flussi nella lotta contro l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani. Con gli altri ministri dei Paesi mediterranei – ha aggiunto la responsabile del Viminale – abbiamo condiviso la necessità e l’urgenza di una politica europea che sappia garantire adeguate e ambiziose risorse finanziarie ai piani di partenariato strategico con i Paesi terzi che dovranno sempre essere ispirati a principi di concretezza e di operatività».

Viene confermato l’impegno dei Paesi Med-5 finalizzato a controllare efficacemente le frontiere esterne, in linea con gli obblighi internazionali previsti, e viene ribadita la necessità di un coinvolgimento europeo comune nei rimpatri e di un ruolo attivo delle agenzie della Ue nella dimensione esterna. Sulla specificità delle frontiere marittime, viene inoltre sottolineato che gli sbarchi collegati a operazioni di ricerca e soccorso (Sar) non implicano un controllo carente delle frontiere esterne dell’Unione ma piuttosto l’adempimento degli obblighi internazionali. Questi eventi dovrebbero essere considerati come una vera e propria responsabilità della Ue, prevedendo regole specifiche per le persone sbarcate nel Patto europeo per la migrazione e l’asilo.

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